EditorialeFIORENTINA, FINE DELL’ANARCHIA CON PARATICI. INTER, KHALAILI È UN COLPO VERO
Antonio ScadutoCi sono progetti nel nostro calcio che, a giudicare dalle prime mosse dell’estate, stanno finalmente prendendo una piega intrigante. Idee chiare, tempi d’azione ridotti e una netta rottura con il passato: la geografia delle ambizioni in Serie A sta cambiando rapidamente. La rivoluzione più radicale è senza dubbio quella della nuova Fiorentina. La scelta di affidare l’area tecnica a Fabio Paratici segna un punto di svolta cruciale. Per anni il club ha pagato lo scotto di una gestione tecnica non all’altezza: milioni dilapidati per profili mediocri e una pericolosa sudditanza psicologica verso alcuni procuratori, capaci di dettare le linee guida al posto della dirigenza. Un’anarchia finita. Firenze abbandona la dimensiona di “famiglia allargata” per abbracciare un modello aziendale rigido, dove ognuno risponde di compiti precisi. Il mandato di Paratici è chiaro: costruire un instant-team che sia al contempo futuribile, giovane e spettacolare. L’ingaggio di Fabio Grosso in panchina è una chiamata coraggiosa e moderna, e i primi innesti confermano la bontà della visione. Viery dal Gremio ha i tratti del colpo a sorpresa, Kolehosho (dal Burnley) possiede l’imprevedibilità necessaria per la Serie A, mentre Kristian Thorstvedt rappresenta l’usato sicuro per il centrocampo. Dopo anni passati a subire passivamente le dinamiche dei procuratori, la Fiorentina è tornata ad aggredire il mercato. Il tutto per plasmare un 4-3-3 verticale e offensivo. Se sarà l’anno della svolta lo dirà il campo, ma le fondamenta gestionali oggi sono da top club. Non tutte le dirigenze, però, si muovono con la stessa bussola. Il mercato del Genoa, guidato da Diego Lopez, al momento lascia perplessi e dà l’impressione di una navigazione a vista. Nomi lanciati nel frullatore quotidiano, profili antitetici tra loro e troppe scommesse a fronte di pochissime certezze. Era lecito attendersi uno sforzo strutturale diverso per consegnare a Daniele De Rossi una rosa solida. L’operazione Ekhator con la Juventus, ad esempio, assomiglia più a un favore diplomatico sull’asse di mercato che a una scelta tecnica ragionata. Il tempo per correggere il tiro c’è, ma serve un cambio di passo. Diametralmente opposta la filosofia del Como. La proprietà lariana non spende a vuoto, investe. Quattro colpi rapidi, chirurgici, senza i classici teatrini estivi: Kaiki (strappato al Brasile), il ritorno di Nico Paz, il blitz lampo per Liberali e la solidità di Milla. La vera forza del Como sta nella credibilità del proprio progetto tecnico, capace di esercitare un magnetismo raro sul mercato. I giovani talenti scelgono questa piazza per la presenza di una guida tecnica che sposta gli equilibri e garantisce crescita. Una bellissima storia di programmazione. Infine l’Inter, che sembra aver superato rapidamente i primi sbandamenti strategici. L’arrivo di Anan Khalaili a destra è un innesto di assoluto valore: un profilo internazionale che chi conosce il calcio estero sa bene quanto possa essere devastante. Per i nerazzurri, tuttavia, la chiave del successo in questa sessione si riassume in una sola parola: tempismo. Le trattative non possono trasformarsi in telenovele estenuanti. Il rischio di sfibrare l’ambiente e perdersi sul più bello è dietro l’angolo. Un errore comprensibile la prima volta, ma che diventerebbe imperdonabile se reiterato.
Foto: X Fiorentina
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