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lunedì 10 giugno 2024 alle ore 19:09di Antonio Scaduto6 min di lettura

FONSECA A 360 GRADIAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 10 giugno 2024 alle ore 19:09 · EditorialeAltre notizie

Quasi certamente, dopo aver dichiarato formalmente la rottura con Stefano Pioli, il Milan sembra orientato ad affidarsi a Paulo Fonseca. Il portoghese, di cinquantuno anni, ex tecnico dello Shakhtar Donetsk, ha una buona conoscenza del calcio italiano grazie alla sua esperienza a Roma. Fonseca ha recentemente allenato il Lille in Ligue 1, ottenendo un quinto posto la scorsa stagione e un quarto quest’anno, qualificando la sua squadra per i preliminari della prossima Champions League. Il lavoro svolto da Fonseca in Francia ha attirato l’attenzione del West Ham e dell’Olympique Marsiglia. Tuttavia, il nome di Fonseca non sembra piacere molto ai sostenitori del Milan, che avevano già espresso disapprovazione per la possibile nomina di Julen Lopetegui (che alla fine è approdato al West Ham). Nonostante ciò, il club milanese sembra determinato a seguire la propria strada con la scelta di Fonseca, anche se potrebbero esserci divergenze all’interno del consiglio direttivo (si vocifera che Zlatan Ibrahimovic avesse parlato a favore di Mark Van Bommel, suo ex compagno di squadra). Tutto ciò è ormai storia passata e ora è il momento di pensare al tipo di calcio che Fonseca potrebbe proporre a Milano. È importante sottolineare che non stiamo parlando dello stesso allenatore che abbiamo visto a Roma. Sono trascorsi tre anni e nel mondo del calcio questo è un tempo molto lungo, durante il quale sia i giocatori che gli allenatori si evolvono. In primo luogo, Fonseca ha completamente cambiato il suo staff rispetto alla sua esperienza a Roma. Quando arrivò a Roma, il tecnico portoghese era assistito dal vice Nuno Campos, dal collaboratore Tiago Leal, dai preparatori Pedro Moreira e Nuno Romano, dal match analyst Luis Pereira e dal segretario personale Vitaliy Khlivnyuk. Attualmente, accanto a Fonseca, l’unico membro rimasto di quel gruppo è Tiago Leal, mentre Nuno Campos ha iniziato la carriera come primo allenatore (con scarsi risultati, dato che dopo due esperienze non indimenticabili in Portogallo con Tondella e Santa Clara, è tornato a fare il vice in Messico). Il resto dello staff di Fonseca a Lilla in questa stagione include il nuovo vice, Paulo Ferreira, il preparatore dei portieri António Ferreira e i preparatori atletici Paulo Mourão e Stéphane Caterina. Quest’ultimi sarebbero particolarmente sotto osservazione, nel caso venissero confermati anche al Milan, considerando i numerosi infortuni che hanno caratterizzato gli anni di Fonseca a Roma (e anche quelli di Pioli al Milan). Fonseca ha però subito una grande trasformazione anche dal punto di vista tattico. L’allenatore, proveniente dalla lega ucraina, praticava in precedenza un pressing molto più spinto quando la sua squadra non aveva il possesso del pallone. L’esperienza in Italia, tuttavia, ha spinto Fonseca a rivedere le proprie strategie, almeno in parte. È stato lo stesso Fonseca a rivelare, in un’intervista al sito The Coaches’ Voice, di aver imparato molto dalla sua avventura italiana, soprattutto riguardo alla gestione delle fasi senza palla. In effetti, già con lo Shakhtar Donetsk Fonseca non escludeva momenti in cui la sua squadra adottava una difesa più compatta, mantenendo una linea difensiva alta anche quando non aveva il possesso del pallone. Tuttavia, a Roma, queste situazioni si sono rarefatte e Fonseca ha abbassato gradualmente il baricentro della squadra, sia per le difficoltà di Dzeko nel pressing che per la mancanza di abitudine dei difensori a giocare a zona, necessaria per mantenere una difesa alta e compatta con successo. Al Lille, le cose sono cambiate ulteriormente. Quando Fonseca è approdato al club nell’estate del 2022, non c’erano risorse per un mercato di trasferimenti di rilievo e molte pedine chiave della rosa erano già state cedute rispetto alla stagione 2021, in cui il club aveva vinto il campionato sotto la guida di Christophe Galtier. L’unico acquisto di spicco è stato Samuel Umtiti, proveniente dal Barcellona e dal Lecce, ma costantemente afflitto da infortuni. Così, Fonseca ha dovuto puntare su altri nuovi arrivi come Tiago Santos, Nabil Bentaleb e Hákon Arnar Haraldsson, oltre ai giovani talentuosi Lucas Chevalier e Leny Yoro, e ai contributi di Angel Gomes e Edon Zhegrova. Jonathan David è rimasto l’unica costante in attacco, garantendo continuità con il passato della squadra. È lecito immaginare dunque che il Milan 2024/25 possa essere una squadra più propensa al possesso rispetto a quanto visto quest’anno, con meno insistenza nella ricerca della profondità e una tendenza meno marcata a spingersi in avanti. Rispetto al modello iper-verticale proposto da Pioli, quello di Fonseca sarà probabilmente più focalizzato sul controllo. Anche per quanto riguarda la fase di costruzione ci potrebbero essere cambiamenti, con il nuovo Milan che non si baserà solo sulla costruzione 3-2 con uno dei terzini che funge da mediano. In questo contesto, la capacità di adattamento tattico all’avversario rende il gioco di Fonseca teoricamente più imprevedibile. Anche se con formazioni diverse (4-3-3, 4-2-3-1, anche difesa a tre), alcuni principi fondamentali rimangono costanti nel gioco di Fonseca. Un doppio schermo davanti alla difesa in fase di costruzione, terzini molto avanzati in grado di attaccare, e esterni d’attacco che possono muoversi centralmente, in spazi ristretti. Da questo punto di vista, un giocatore che dovrebbe beneficiare di un approccio più orientato all’attacco, incentrato sul controllo del pallone come mezzo per organizzarsi in campo, è Tijjani Reijnders, che ha già mostrato buone cose nella sua prima stagione. Arrivato la scorsa estate dall’AZ Alkmaar, l’olandese è noto per la sua versatilità e la capacità di svolgere diversi ruoli. Questa poliedricità, paradossalmente, potrebbe averlo limitato un po’, con Pioli che lo ha utilizzato in base alle esigenze della squadra. Con Fonseca, Reijnders avrà la possibilità di giocare da centrocampista più arretrato o come interno, con compiti di regia e possesso, in un contesto meno verticale e con più opzioni di passaggio vicine. Sarà interessante vedere l’impatto che Fonseca avrà su Rafa Leão. Il portoghese ha avuto una stagione deludente, segnando 9 gol ma dando l’impressione di aver raggiunto il suo massimo livello. Un nuovo allenatore con nuovi principi potrebbe aiutarlo a riprendere il suo percorso di crescita. Oltre alla lingua in comune, Fonseca potrebbe cercare di replicare il successo ottenuto a Lille con Jonathan David. Il canadese è stato trasformato da Fonseca in un attaccante centrale e punto di riferimento più avanzato, nonostante anni da seconda punta. Al Lille, David ha imparato a giocare come pivot, con compiti di collaborazione. Tutto questo senza compromettere la sua capacità realizzativa, essendo secondo cannoniere della Ligue 1 con 19 gol (dietro solo ai 27 di Mbappé).

Tra i pro di Paulo Fonseca ci sono:

  1. Approccio tattico innovativo: Fonseca è noto per la sua capacità di adattarsi tatticamente alle esigenze della partita e di creare schemi di gioco creativi e offensivi.
  2. Capacità di sviluppare giovani talenti: Fonseca ha dimostrato di essere bravo nel far emergere giovani talenti e nel far progredire i giocatori sotto la sua guida.
  3. Mentalità vincente: Fonseca è un allenatore determinato e ambizioso, che ha dimostrato di riuscire a motivare e ispirare i suoi giocatori a raggiungere risultati importanti in campo.

Tra i contro di Paulo Fonseca ci sono:

  1. Difficoltà a ottenere risultati in competizioni importanti: Nonostante le sue capacità tattiche, Fonseca ha faticato a ottenere risultati significativi in competizioni come la Champions League e la Serie A.
  2. Debolezze difensive: A volte la filosofia di gioco offensiva di Fonseca può esporre la sua squadra a vulnerabilità difensive, con conseguenti problemi di organizzazione e copertura.
  3. Gestione delle aspettative: Fonseca è sotto la costante pressione di ottenere risultati positivi con squadre di alto livello come la Roma, il che potrebbe influenzare negativamente la sua capacità di gestire la squadra e ottenere i risultati desiderati.
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