EditorialeGIGIO SCARICATO
Antonio ScadutoChe prima o poi il tappo sarebbe saltato era chiaro. Ma nessuno si aspettava che, al posto di una festa, quella bottiglia si trasformasse in una granata. Quella stessa bottiglia di champagne stappata troppo in fretta per celebrare la Champions e l’interpretazione da applausi di Donnarumma, oggi ha il retrogusto amaro del veleno. Come se fossero passati dieci anni e non pochi mesi. Un déjà vu accelerato, un addio scritto a metà e recitato male. Gigio e le fratture: c’è qualcosa di più profondo, di più strutturale, rispetto al semplice mancato accordo sul rinnovo. Perché se sei il PSG – uno dei club economicamente più forti al mondo – e offri 8 milioni a chi te ne costa 12, dopo averti letteralmente portato sulla vetta d’Europa, il messaggio è fin troppo chiaro: “Grazie e arrivederci. Non servì più”. E non c’è nemmeno l’eleganza di un epilogo dignitoso. C’erano altri modi, altre strade, per chiudere una storia. Ignorarlo del tutto, escluderlo dalla finale di Supercoppa europea contro il Tottenham – questa sera a Udine – è invece un atto che sa di provocazione. O forse, peggio: di premeditazione. Chevalier titolare, costato una fortuna, è l’ennesimo messaggio in codice: “Abbiamo già voltato pagina”. Ma perché così? Perché in modo così freddo, così esposto, così chirurgico? Forse un giorno qualcuno parlerà, forse no. Resta il fatto: Donnarumma è oggi il parametro zero più sorprendente e delicato del mercato europeo. E qui non si tratta di “essere coperti in porta”. Si tratta di avere l’opportunità – rarissima – di mettere le mani su uno specialista fuori categoria. Il PSG? Difficilmente può pretendere 45-50 milioni a dieci mesi dalla scadenza. Nessuno butterebbe tutti quei soldi dalla finestra, nemmeno i club inglesi più spendaccioni. Con 25-30 milioni si può aprire un ragionamento. Ma a certe cifre, la corsa si fa seria. E i club di Serie A, purtroppo, restano fuori dai giochi: tutte coperte, tutte troppo leggere a livello di ingaggio. Nemmeno la Juve, che ci aveva pensato prima del “ribaltone Giuntoli”, ha le carte in regola. L’Inter potrebbe ragionarci, ma solo a parametro zero. E il tempo stringe. E poi c’è il City. Già ad aprile avevo raccontato di contatti con Pep Guardiola, che guarda a Gigio come all’unico profilo capace di sostituire un Ederson in uscita – direzione Galatasaray – e costruire il futuro. Il Bayern è sempre lì, alla finestra, pronto a preparare il dopo-Neuer. Si parla anche di Chelsea e Manchester United, ma senza riscontri solidi per ora. L’unica certezza? Se c’è un allenatore disposto a fare carte false per avere Donnarumma, quel nome è Pep Guardiola. Tutto il resto è rumore di fondo. Ma di questa storia – “Gigio e le storie tese” – si parlerà ancora a lungo, ben oltre l’estate, ben oltre il calciomercato. Perché non è solo una questione di milioni, ma di rispetto. E quello, una volta perso, non si rinnova. Nemmeno con la clausola più blindata del mondo.
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