EditorialeGLI AUTOGOL DI TARE
Antonio ScadutoPremessa: stimiamo Igli Tare, lo riteniamo un direttore sportivo di prim’ordine, con un passato che parla di intuizioni geniali e squadre costruite con maestria, ma siamo scioccati, letteralmente scioccati, dal suo clamoroso autogol su Gimenez, un errore da matita rossa. Facciamo ordine: ieri, a pochi minuti dal fischio d’inizio al Via del Mare, Tare si pianta davanti ai microfoni di Sky Sport e, con un’arroganza che rasenta l’incredulità, scarica Gimenez come se fosse un pacco postale: “Stiamo valutando uno scambio con Gimenez e Dovbyk. Tenerli insieme? Non sarà possibile, giocando una partita a settimana dobbiamo avere una rosa giusta”. Bum. Una coltellata pubblica al cuore di un ragazzo di 24 anni, pagato a peso d’oro, che in quel momento si stava preparando a scendere in campo come unico attaccante disponibile. È un errore che non ha giustificazioni, un atto di sabotaggio che ha trasformato una partita in una gogna mediatica per Gimenez, costretto a giocare con il peso di quelle parole sulla schiena. Il risultato? Una serata da incubo: un gol annullato, un errore clamoroso sotto porta e l’evidente smarrimento di chi si sente tradito dal proprio club. Tare non ha solo destabilizzato un giocatore, ha fatto a pezzi la squadra, già fragile dopo la batosta con la Cremonese, e ha dato fuoco a un ambiente che chiedeva solo stabilità. Ma perché questo è un errore così imperdonabile? In primis, per la totale mancanza di tatto. Tare non è un principiante, è un direttore sportivo con anni di esperienza, uno che dovrebbe conoscere il peso delle parole in una piazza come Milano. Parlare di uno scambio che coinvolge il tuo centravanti titolare, a pochi minuti da una partita, non è solo inopportuno: è un insulto alla professionalità di Gimenez e all’intelligenza dei tifosi. È come se Tare avesse voluto gridare al mondo: “Questo ragazzo non ci serve più, fatevi avanti”. E tutto questo mentre Gimenez, piaccia o no, rimane un giocatore con un potenziale enorme, capace a 24 anni di avere più feeling con il gol rispetto a un Dovbyk che, con tutto il rispetto, a 28 anni ha segnato 12 reti in Serie A l’anno scorso – un bottino tutt’altro che entusiasmante – e non ha mai messo piede in Champions League. Tare ha umiliato un asset del club, rischiando di alienarlo proprio quando potrebbe ancora essere la chiave per il futuro. E non è solo l’uscita su Gimenez a far ribollire il sangue. Tare ha gestito il mercato del Milan con una superficialità che lascia sgomenti. Prendiamo il caso Nkunku, l’acquisto più oneroso della campagna, uno dei più cari della storia del club. Un giocatore di valore indiscusso, certo, ma che senso ha spendere una fortuna per un trequartista quando la priorità urlata da mesi era un centravanti d’area di rigore? Le parole di Allegri, che ha ammesso di non sapere come utilizzarlo, sono la ciliegina su una torta avvelenata. Tare ha puntato su un profilo che non rispondeva alle esigenze tattiche del Milan, trascurando la ricerca di un 9 che potesse dare garanzie immediate. Trascurando la richiesta chiara, netta, precisa di Allegri: Dusan Vlahovic. E quando si è trattato di correre ai ripari, cosa ha fatto? Ha tirato fuori il nome di Dovbyk, un’opzione che sa di ripiego, non certo di prima scelta. Tre mesi fa, Tare aveva annunciato la volontà di prendere un nuovo attaccante, lasciando intendere poca fiducia in Gimenez. Tre mesi dopo, siamo ancora al punto di partenza, con un mercato che sembra una barzelletta. Ma il disastro non si ferma qui. Tare ha avuto il coraggio di giustificare il ritardo su un difensore centrale – necessità evidente da mesi – con il cambio di modulo di Allegri, come se nessuno avesse notato che il livornese giocava così già in preseason. È un tentativo patetico di scaricare le proprie responsabilità, di nascondere un’incapacità di pianificazione che grida vendetta. Serviva un centrale di esperienza? Era chiaro a tutti, tranne, a quanto pare, a Tare. E ora, con poche ore alla chiusura del mercato, si corre per Akanji, sperando di tappare i buchi di una rosa ancora incompleta. Anche sulle fasce, il caos regna sovrano: Estupinian delude, Bartesaghi non è un quinto, e Tare non ha fatto nulla per colmare questa lacuna. Questo Milan è un cantiere aperto, e Tare è l’ingegnere che ha dimenticato il progetto a casa. Le sue scelte, o meglio, le sue non-scelte, hanno trasformato un mercato che poteva essere di rinascita in un’agonia senza fine. Ha speso una fortuna per Nkunku, ha ignorato le priorità, ha umiliato Gimenez e ha giustificato i propri ritardi con scuse ridicole. La narrazione che insinua una risposta all’agente di Gimenez, non giustificano la sua follia: un direttore sportivo non può scendere al livello di un battibecco da bar. Era meglio tacere, decisamente meglio…
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