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EditorialeGRAVINA-SPALLETTI E IL CIRCO FIGC

lunedì 16 giugno 2025 alle ore 16:20di Antonio Scaduto3 min di lettura

GRAVINA-SPALLETTI E IL CIRCO FIGCAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 16 giugno 2025 alle ore 16:20 · EditorialeAltre notizie

Siamo ben oltre il surreale. La situazione in FIGC attorno alla vicenda del commissario tecnico è uno spettacolo indecente, quasi grottesco. Credo che, paradossalmente, avrebbero gestito meglio tutto ciò anche nelle umili e caotiche categorie dell’Eccellenza o della Prima Categoria. Facciamo un rapido riepilogo: il presidente Gravina, appena cinque o sei ore prima, aveva difeso a spada tratta Spalletti, liquidando come esagerate, fuori misura e insensate tutte le critiche piovute sul tecnico. Poi, in men che non si dica, lo spedisce in conferenza stampa a “scusarsi” per l’esonero, senza nemmeno prendersi la briga di mettere la faccia lui in prima persona. Pensateci un attimo: sarebbe come se il presidente di una grande banca decidesse di licenziare l’Amministratore Delegato e lo mandasse da solo a comunicarlo al consiglio d’amministrazione. Una follia. Un atto di irresponsabilità che rasenta il ridicolo. Gravina, oramai, è diventato un presidente non più credibile. La sua barca ha perdite evidenti da tempo e ora sembra davvero destinata ad affondare. Ha demolito la reputazione della FIGC, che ora prende due di picche come se fossero noccioline da scartare senza battere ciglio. Persino in Eccellenza – ve lo giuro – sanno che prima di mandare a casa un allenatore bisogna avere in tasca il nome del sostituto. Gravina, invece, sembra non averlo capito. E pensare che, ai tempi del Castel di Sangro, quando era presidente lì, quelle dinamiche le conosceva bene. Ora invece sembra averle completamente dimenticate, anzi, è peggiorato. La differenza è che prima era il numero uno di un piccolo club di provincia; ora dovrebbe guidare la Nazionale italiana. E l’uso del condizionale è più che mai d’obbligo, come quando, a trent’anni sotto il sole cocente, speri in un po’ di aria fresca. La parte più sconcertante di questa tragicommedia è che Gravina, da presunto “numero uno”, non solo si ritrova senza sostituti dopo l’esonero di Spalletti, ma colleziona rifiuti uno dietro l’altro, trattando la FIGC come l’ultima ruota del carro. Claudio Ranieri, dopo una notte di riflessione, ha detto no, nonostante un’apertura iniziale e senza alcuna opposizione da parte della famiglia Friedkin. Sir Claudio ha tenuto a mente due cose: a) la panchina della Nazionale sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una carriera già leggendaria, ma i rischi superavano di gran lunga il prestigio; b) tentare di dividere la propria attenzione tra due ruoli così delicati, con una Roma che non perdona distrazioni, sarebbe stato un suicidio sportivo e professionale. Ranieri ha detto no, e così Gravina, che già galleggiava sullo zero più totale, è scivolato in picchiata a un imbarazzante -2, come uno che si affossa da solo nella voragine del disastro. Stefano Pioli, indicato come “papabile” subito dopo l’addio di Spalletti — e in realtà mai davvero in pole position — è stato tirato fuori all’ultimo minuto, quando ormai non c’era più margine di manovra. Perché Gravina non sembra capire che nessuno vuole sentirsi “seconda scelta” o “ripiego”. Quando falli la prima chiamata, gli altri ti chiedono subito: “Ma perché arrivi solo ora?”. A meno che tu non sia un ragazzo giovane e ambizioso, disposto a buttarsi nel fuoco senza considerare i rischi concreti. Un “ragazzotto” del 2006, diciamo, che magari potrebbe raccogliere l’eredità di Spalletti partendo da Gattuso? Mah… Pioli, dal canto suo, vuole mantenere la parola data alla Fiorentina, quindi ogni discorso su di lui è tempo sprecato. Alla fine, si è virato su Gattuso — a cui, ovviamente, auguriamo il meglio — ma sappiamo tutti che non era né la prima né la seconda scelta. Un’ulteriore conferma del disastro organizzativo e strategico che ha inghiottito la FIGC sotto la guida di Gravina.

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