EditorialeI GIORNI DI VLAHOVIC
Antonio ScadutoPrima che questo tormentone arrivi al capolinea – e qualche giorno ancora ce lo dobbiamo sorbire – sento il dovere di dire la mia sulla questione Dusan Vlahovic. Meglio parlare ora, nel mezzo della tempesta, piuttosto che dopo, quando è troppo facile fare i sapientoni a bocce ferme. Aspettando l’esito finale, c’è una cosa che si può affermare senza troppe cautele: chi rischia un bagno di sangue è la Juventus. Sarebbe un suicidio sportivo e finanziario perdere a zero un attaccante pagato 75 milioni, con un costo aziendale che nell’ultimo anno sfiora i 12 milioni. Roba fuori scala, insostenibile. Non mi sono ancora permesso di giudicare Comolli – sarebbe poco onesto, visto che è appena arrivato – ma ora posso dirlo senza girarci intorno: l’impressione è quella di un dirigente fin troppo diesel, che indugia troppo prima di prendere decisioni. Arrivando a Torino, in piena estate, avrebbe dovuto capire subito che la prima grana si chiamava Vlahovic. Non era difficile. Bastava affrontarla a giugno, non quando il mercato è nel caos e i margini di manovra si assottigliano. Sento dire che “la Juve può anche tenerlo, tanto lui i gol li ha sempre fatti”. Certo, con i soldi degli altri si ragiona benissimo. Il punto non è solo economico, anche se parliamo di un potenziale disastro contabile con pochi precedenti. È una questione anche tecnica: Tudor vuole Kolo Muani, non per capriccio, ma perché si incastrerebbe meglio con David. Ora, immaginatevi David, Kolo Muani e Vlahovic insieme. Fantascienza, certo, ma pure un massacro per il bilancio. E oggi, nel calcio, i conti sono lo scudetto vero di ogni club. C’è poi un altro aspetto che non mi torna. Il Milan ha avuto tre mesi per chiudere Vlahovic. Tre mesi. Era – ed è – l’unica destinazione che il serbo considererebbe seriamente. E invece? Giro allucinante, passando per altri profili, orchestrato da un intermediario – Paolo Busardò – che ormai sembra contare più di Allegri e dello stesso Tare messi insieme. Il concetto è semplice: se puoi prendere Vlahovic per 20 milioni, e lui è pronto a spalmarsi l’ingaggio su base 6-6,5 milioni l’anno, lo prendi. Punto. Non ci pensi nemmeno un minuto. Anche perché è una richiesta del tuo allenatore, e quando un tecnico chiede, o lo ascolti o cambi guida. Vedremo come finirà. Nessuno ha la palla di vetro, ma qui non serve indovinare il futuro: basta osservare quello che accade ogni ora in questa fine mercato che ha assunto i contorni del delirio. Chiudo con un pensiero sul Milan: liberi di prendere Harder, talento interessante, nulla da dire. Ma non può diventare la prima scelta quando in giro c’è una soluzione molto più forte. E, soprattutto, non esiste che tu debba stare fermo ad aspettare che lo Sporting CP concluda la sua operazione in entrata per poter muovere la tua pedina. Non si capisce chi comanda, quando, come e perché. E questo è inaccettabile. Sei il Milan, non puoi farti tenere al guinzaglio per giorni. Qualcuno lo spieghi a Furlani. Ma, soprattutto, qualcuno glielo urli in faccia a Busardò. Anche perché, a questo punto, potrebbe pure accomodarsi in panchina al posto di Allegri: almeno così avremmo fatto bingo. Definitivamente.
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