EditorialeI VOTI ALLE 20 DI SERIE A: IL PAGELLONE DI FINE STAGIONE
Antonio ScadutoIn archivio la Serie A 2024/2025, è tempo di bilanci: di seguito i nostri voti alle 20 di Serie A. Nei prossimi giorni anche quello di Serie B.
NAPOLI: 9
Antonio Conte ci è riuscito ancora una volta. Il quarto Scudetto nella storia del Napoli rappresenta senza dubbio la sfida più dura della carriera del tecnico salentino, che ha conquistato il suo quinto tricolore nelle ultime sei stagioni di Serie A. Quando è arrivato, la squadra partenopea era ridotta a pezzi dopo l’incredibile decimo posto ottenuto da campione in carica. In pochi mesi, però, Conte ha ricostruito un Napoli da Scudetto, nonostante un inizio da incubo con quel pesante 3-0 subito a Verona, che sembrava presagire una stagione ben diversa per gli azzurri. Ma Conte è fatto così: si esalta nelle difficoltà e sa come unire rapidamente il gruppo. Ha dovuto fare a meno di Osimhen, ha perso Kvaratskhelia a gennaio e ha affrontato numerosi infortuni lungo il cammino, senza mai perdere il controllo né della squadra né della piazza. E alla fine, con una rosa decisamente inferiore rispetto a quella dell’Inter, è riuscito a centrare un trionfo quasi miracoloso. Oltre ogni limite, al di là di ogni aspettativa: questo Napoli potrebbe non restare nella memoria per il gioco brillante, ma per lo spirito indomito che ha dimostrato rimarrà scolpito nella storia del calcio italiano.
INTER: 6
Sufficienza per il piazzamento finale. Sacrificare tutto sull’altare di un sogno chiamato Champions League: questa è stata la scelta rischiosa dell’Inter, che finora ha pagato un prezzo salato. In attesa della sfida decisiva contro il Monaco, i risultati sul campo sono stati impietosi con la squadra nerazzurra. Il campionato, sotto le aspettative e ben al di sotto delle potenzialità di una rosa costruita per vincere, ha risentito pesantemente del turnover scientifico imposto da Inzaghi per gestire al meglio l’impegno europeo. Questa strategia, però, ha spalancato le porte al Napoli, che ha approfittato degli errori dell’Inter con una serie di passi falsi difficili da giustificare. Dall’1-1 inaspettato con il Monza a settembre, al deludente 2-2 con il Parma in aprile; dalle due sconfitte consecutive contro Bologna e Roma, che hanno di fatto segnato la piega della stagione, fino al pareggio beffa incassato all’ultimo respiro contro la Lazio, l’Inter ha mostrato troppa fragilità nei momenti chiave. A pesare è stato anche il rendimento altalenante negli scontri diretti: tra le prime quattro in classifica, infatti, i nerazzurri sono riusciti a battere solo l’Atalanta. Il distacco finale di 13 punti rispetto allo scorso anno non lascia dubbi: la squadra ha subito un netto calo in Serie A. Tuttavia, la stagione non si chiude qui. La finale di Champions League rappresenta una sorta di giudizio ultimo: potrà trasformare una stagione finora opaca in un’impresa magica, oppure confermare una stagione deludente e ricca di rimpianti.
ATALANTA: 7,5
Qualche rimpianto è inevitabile, soprattutto alla luce delle recenti esitazioni di Napoli e Inter. Tuttavia, la stagione dell’Atalanta resta di altissimo livello: Gasperini ha infatti conquistato il pass per la Champions con largo anticipo, chiudendo il campionato con numeri molto simili a quelli dell’Inter sia in termini di gol fatti che di gol subiti. Le undici vittorie consecutive tra ottobre e dicembre, una striscia da record per i nerazzurri in Serie A, rimangono una vera e propria impresa, soprattutto in un torneo vissuto quasi sempre ai vertici della classifica. La distanza dalla vetta si è però consolidata solo nelle prime settimane di primavera, quando è arrivato un trittico di sconfitte contro Inter, Fiorentina e Lazio. Tra i meriti principali di Gasperini, senza dubbio, c’è la trasformazione di Mateo Retegui in una vera e propria macchina da gol. Per il capocannoniere della Serie A si prospetta un’estate rovente, con tanti club pronti a contendere le sue prestazioni.
JUVENTUS: 5
L’obiettivo minimo è stato raggiunto, ma non basta per ottenere la sufficienza. La Juventus disputerà la prossima Champions League, ma questo quarto posto – alla luce delle premesse iniziali, delle aspettative della piazza, degli investimenti di mercato e del blasone del club – non è certo un risultato da festeggiare. La stagione dei bianconeri si è rivelata negativa sotto molti aspetti: fuori dalla corsa scudetto già a novembre, eliminata in modo imbarazzante da Supercoppa, Coppa Italia e Champions League. Un bilancio che lascia più amaro che altro. Tudor, subentrato a Thiago Motta, ha comunque saputo rimettere la squadra sulla retta via, guidandola alla qualificazione europea e consentendo così alla società di programmare il futuro con i preziosi introiti della Champions. Va però sottolineato come l’infortunio di Gleison Bremer abbia inciso pesantemente sull’andamento della stagione. Le sue qualità avrebbero senza dubbio garantito maggiore solidità alla difesa, come dimostrato nelle prime giornate. Con lui in campo, la Juve forse non avrebbe lottato per lo scudetto, ma avrebbe quasi certamente centrato la qualificazione con qualche giornata d’anticipo, evitando così alcune cadute pesanti.
ROMA: 7
A 73 anni, Claudio Ranieri ha scelto di scrivere ancora una pagina importante della sua straordinaria carriera. Ha seguito il cuore, lasciando per un po’ la tranquillità della vita da nonno a tempo pieno, per tornare a casa e affrontare le difficoltà di una squadra e di una società che, solo poco tempo fa, sembravano precipitare nel baratro. E invece, grazie al suo lavoro, quei giallorossi sono riusciti a risalire, fino a sfiorare le stelle. Il quinto posto finale, miglior risultato degli ultimi cinque anni, è un traguardo che pochi avrebbero osato immaginare. Considerando la situazione disastrosa in cui versava la squadra prima del ritorno di Sir Claudio, e la lunga serie di errori che avevano minato ogni speranza — dall’esonero prematuro di De Rossi, alle dimissioni a sorpresa di Lina Souloukou, fino alla nomina inspiegabile di Juric — il cammino della Roma è sembrato quasi impossibile. Qualificarsi per la Champions League sarebbe stata un’impresa epica, quasi paragonabile alla storica vittoria del Leicester in Premier League. Eppure, anche senza quel miracolo finale, il lavoro di Ranieri rimane straordinario e merita un riconoscimento importante.
FIORENTINA: 5
La Fiorentina di Palladino non ha mantenuto le aspettative che avevano accompagnato la sua costruzione, sembrando destinata a obiettivi più ambiziosi ma riuscendo a strappare un posto in Europa solo all’ultimo minuto. Il mercato estivo resta comunque tra i migliori di tutta la Serie A: Kean, insieme a Retegui, si è confermato tra i migliori attaccanti del campionato, mentre De Gea e Gosens sono tornati ai loro livelli migliori. Adli e Fagioli si sono rivelati pedine preziose per la squadra. Ci si aspettava decisamente di più da Gudmundsson, il cui rendimento è stato condizionato da problemi fisici e da un periodo difficile fuori dal campo. In definitiva, però, con la rosa a disposizione e guardando ai punti sciupati in modo ingenuo nelle ultime giornate contro Parma e Venezia, la Fiorentina avrebbe potuto ambire a qualcosa di più, magari lottare fino alla fine per un piazzamento in Champions League.
LAZIO: 5
La Lazio di Baroni ha pagato a caro prezzo la sua difficoltà tra le mura amiche, con una sola vittoria nelle ultime undici partite disputate al proprio stadio. È proprio in questo fondamentale aspetto che la squadra ha compromesso un campionato che, fino a un certo punto, aveva mostrato segnali di grande crescita e buone prestazioni. Il tecnico toscano, chiamato a rimettere in carreggiata una squadra dopo un’estate complicata – segnata da diverse partenze importanti – ha inizialmente tracciato una nuova via promettente. Tuttavia, nelle ultime settimane qualcosa si è bloccato, facendo precipitare la situazione verso un finale amaro e deludente. L’esclusione dalle Coppe europee, un traguardo mancato dopo ben otto anni consecutivi, pesa inevitabilmente sulla valutazione complessiva della stagione. Detto questo, è giusto riconoscere a Baroni qualche attenuante: la rosa, spesso troppo corta in certi reparti chiave, non ha facilitato il lavoro del tecnico, limitandone le possibilità di manovra. In definitiva, una stagione che si chiude con più ombre che luci, a conferma di un voto insufficiente, ma con la speranza di ripartire e correggere la rotta.
MILAN: 4
Per descrivere questa stagione del Milan sono stati spesi già troppi aggettivi, ma nessuno può nascondere la realtà: quello vissuto è stato un disastro annunciato. Da Fonseca a Conceição, la musica non è cambiata, e la squadra è rimasta schiacciata dai suoi limiti strutturali e dall’assenza di veri leader nello spogliatoio. L’addio di Kjaer e Giroud ha lasciato un vuoto incolmabile, che nessuno ha saputo o voluto colmare. Dal secondo posto dello scorso anno al peggior piazzamento dell’ultimo decennio: un crollo verticale e imbarazzante, fuori dall’Europa senza mai nemmeno provarci sul serio. Un fallimento totale che non ammette scuse né attenuanti: la proprietà, la dirigenza, gli allenatori, i giocatori — nessuno può sottrarsi alle critiche. Il Milan è una barca che affonda senza timoniere né comandante. Adesso serve una rivoluzione. E va fatta in fretta. Serve un progetto nuovo, una guida tecnica capace di costruire qualcosa di solido, con idee e carattere. Ma intanto sembra già segnato il destino di Reijnders, l’unico vero lampo di qualità in una stagione da 4 in pagella, probabilmente sacrificato per fare cassa. Se questo è il futuro, meglio ripartire da zero.
BOLOGNA: 7,5
Vincenzo Italiano ha portato a casa un’impresa che sembrava quasi impossibile: migliorare rispetto al Bologna di Thiago Motta. Se la qualificazione in Champions non è stata replicata, molto dipende da fattori esterni, come il peso della Coppa Italia che ha inevitabilmente assorbito energie e concentrazione dei rossoblù. Senza dimenticare che fino a gennaio gli impegni europei avevano inciso sul piano psicofisico della squadra. Nel corso della stagione, il Bologna ha subito una sola, rocambolesca, sconfitta al Dall’Ara, mettendo in cassaforte risultati importanti, tra cui spicca il successo sull’Inter a Pasqua, una vera e propria gemma per impreziosire il cammino. Davvero difficile chiedere di più a Orsolini e compagni, soprattutto considerando che, nonostante l’exploit di Ndoye e Castro, la squadra ha perso elementi di valore come Calafiori, Zirkzee e Saelemaekers rispetto allo scorso anno. Il quadro è chiaro: il Bologna ha tutte le carte in regola per continuare a confermarsi a livelli elevati, dimostrando solidità e una crescita costante sotto la guida di Italiano.
COMO: 7,5
La sensazione predominante è quella di aver assistito all’inizio di qualcosa di importante. Il progetto Como si presenta come un club destinato, nel giro di pochi anni, a inserirsi con forza nella lotta per un posto in Europa, partendo da un promettente decimo posto finale. Allo stesso modo, il percorso di Cesc Fàbregas come allenatore sembra appena cominciato, con tutte le carte in regola per diventare un protagonista di primo piano. Infine, la crescita esponenziale di Nico Paz fa già intravedere un futuro da élite mondiale. Dopo aver brillato da fuoriclasse in campo, lo spagnolo ha confermato al suo primo anno in Serie A la capacità di emergere anche da allenatore di alto livello. Il Como, per lunghi tratti, è stato tra le squadre più appaganti dal punto di vista estetico, soprattutto dopo la rivoluzione di gennaio che ha portato a innesti più in linea con la visione tattica di Fàbregas. Tra tutti, Nico Paz si è imposto senza discussioni come il talento più brillante dell’intero campionato.
TORINO: 5
Chi si aspettava un salto di qualità immediato dopo l’era Juric è rimasto inevitabilmente deluso. Il Torino non è riuscito a superare la soglia dei 50 punti, né tantomeno ad avvicinarsi alle ambite zone europee, un traguardo che i tifosi speravano di vedere sfiorare in questa stagione. Il lavoro di Paolo Vanoli, però, merita un riconoscimento: la sua guida ha portato qualche segnale positivo, anche se i limiti di una rosa non all’altezza delle ambizioni hanno frenato le speranze granata. L’infortunio di Duvan Zapata si è rivelato una mazzata difficile da assorbire, costringendo la squadra a rivedere i propri obiettivi stagionali, soprattutto per la mancanza di un sostituto capace di sostituire efficacemente il peso realizzativo del colombiano. Il finale di stagione, troppo spesso rinunciatario, ha finito per amplificare quella fastidiosa sensazione di stagnazione da metà classifica che da anni pesa sul cuore del popolo granata, lasciando in eredità un senso di appagamento che sa di rimpianto.
UDINESE: 6,5
Kosta Runjaic si è rivelato una delle sorprese positive della stagione. Il tecnico tedesco si è adattato con prontezza e intelligenza a un campionato insidioso come la Serie A, trovando la giusta chiave per guidare un’Udinese reduce da un periodo piuttosto turbolento. Dopo aver rischiato grosso nella stagione precedente, la squadra friulana ha centrato una salvezza tranquilla, senza mai trovarsi realmente in pericolo nelle zone basse della classifica. Il merito va senz’altro a Runjaic, che ha impostato la sua squadra su un pragmatismo efficace, soprattutto dopo l’assenza prolungata di Florian Thauvin, il giocatore capace di infondere imprevedibilità e fantasia al gioco bianconero. Il tecnico ha inoltre saputo valorizzare Lucca, diventato un elemento chiave per la squadra, e ha gestito con lucidità anche i momenti più delicati, come l’episodio del rigore contro il Lecce, affrontando con fermezza l’insubordinazione del suo bomber. Nel complesso, un’annata solida per Runjaic, che ha saputo portare stabilità e concretezza a una squadra alla ricerca di certezze.
GENOA: 7
Tra gli allenatori subentrati nel corso della stagione, solo Claudio Ranieri ha saputo fare meglio di Patrick Vieira. In poco tempo, infatti, l’ex campione francese è riuscito a portare equilibrio e solidità al Genoa, conquistando una salvezza che, viste le premesse, sembrava tutt’altro che scontata. Il cambio in panchina, senza nulla togliere a Gilardino, si è rivelato fondamentale per il Grifone, che aveva iniziato il campionato in modo disastroso, pesantemente condizionato dalle cessioni di Gudmundsson e Retegui. Vieira ha saputo individuare nuove soluzioni tattiche, rilanciare giocatori che sembravano ormai destinati all’oblio e, con il passare delle settimane, integrare anche giovani promettenti, gettando così le basi per il futuro del club. Ora spetta alla proprietà fare uno sforzo per blindare Vieira: la permanenza dell’ex leggenda dell’Arsenal potrebbe rappresentare un punto di svolta, aprendo scenari interessanti per le ambizioni del Genoa nei prossimi anni.
HELLAS VERONA: 6
Un campionato difficile da interpretare, iniziato con un sorprendente 3-0 inflitto proprio a quella che sarebbe poi diventata la squadra Campione d’Italia. Una partenza di grande spessore, che però non è riuscita a garantire continuità. La stagione si è poi sviluppata tra alti e bassi, con un autunno particolarmente complicato che ha messo a rischio la panchina di Zanetti, anche se alla fine il tecnico è rimasto saldo al suo posto. Il 2025 ha portato una svolta significativa: un deciso cambio di passo ha permesso all’Hellas di raccogliere punti preziosi, creando quel piccolo tesoretto che si è rivelato fondamentale nel momento decisivo della stagione. Nonostante un gioco non sempre convincente e qualche passaggio a vuoto, la squadra ha raggiunto l’obiettivo minimo, conquistando la salvezza soltanto all’ultima giornata. Nel complesso, non un’annata brillante, ma alla fine è questo il dato che conta davvero: l’Hellas resta in Serie A, pronto a ripartire.
CAGLIARI: 6
Il Cagliari chiude la stagione con 36 punti, esattamente come lo scorso anno. Questa volta, però, la salvezza arriva senza patemi d’animo, conquistata con una netta e convincente vittoria nello scontro diretto contro il Venezia, già alla penultima giornata. Un risultato che testimonia come, diversamente dalla stagione 23/24, la squadra di Nicola non sia mai stata realmente in bilico, né tra le principali candidate alla retrocessione. Il cammino dei rossoblù è stato a tratti altalenante, ma è bastato per mantenere saldo il posto in Serie A. Fondamentale è stata la crescita di giocatori come Piccoli, la definitiva esplosione di Zortea e l’apporto prezioso di Caprile, arrivato a gennaio e subito integrato con efficacia. Chiedere di più a Nicola sarebbe forse ingiusto: il piazzamento finale rispecchia con buona approssimazione il reale valore di una rosa che ha saputo mantenersi competitiva, pur senza eccellere.
PARMA: 6
Dal tentativo costante, ma a tratti vacillante, di Pecchia nel ricercare un’estetica di gioco, alla solidità e concretezza portate da Chivu: il cambio in panchina si è rivelato la svolta decisiva per la stagione del Parma. Grazie all’arrivo del tecnico rumeno, la squadra è riuscita a invertire una rotta pericolosa e a evitare la retrocessione. È stato un anno segnato da alti e bassi, con prestazioni di grande spessore ma anche da tanti punti lasciati per strada a causa di ingenuità o errori tipici di una squadra giovane. Tuttavia, il gruppo può contare su alcune individualità di sicuro avvenire, come Bonny, Bernabé — la cui assenza per infortunio si è fatta sentire — Leoni e Suzuki. E non si può dimenticare l’uomo della salvezza: Jakub Ondrejka. In sole 13 presenze, il giovane attaccante ha segnato 5 gol decisivi contro Inter, Lazio e Atalanta, regalando ai gialloblu ben cinque punti fondamentali per mantenere la categoria. Una stagione di crescita e speranza, che lascia aperti margini importanti per il futuro.
LECCE: 6
Quando ormai non ci credeva quasi più nessuno, Marco Giampaolo è riuscito nell’impresa di centrare la salvezza con un Lecce che ha lottato con le unghie e con i denti nell’ultimo mese per rimediare a una serie di prestazioni decisamente insufficienti collezionate durante tutto l’anno. Ma alla fine, con i 7 punti conquistati nelle ultime tre giornate, e in particolar modo con il colpaccio a Roma contro la Lazio, i giallorossi hanno legittimato il risultato, garantendosi la permanenza nella massima serie. I goal di Krstovic (destinato a salire di livello nel prossimo mercato), le parate di Falcone e tanto cuore: una salvezza che ha dell’incredibile.
EMPOLI: 4,5
Dopo quattro anni l’Empoli torna in Serie B, chiudendo una stagione che ha riservato risvolti ben diversi dalle aspettative iniziali. L’avvio era stato promettente: i ragazzi di D’Aversa avevano chiuso il girone d’andata a metà classifica, mostrando buone trame di gioco e convinzione. Tuttavia, la svolta negativa è arrivata già a dicembre, quando una crisi profonda di risultati ha preso il sopravvento. Ventidue partite senza vittorie hanno progressivamente trascinato gli azzurri nelle sabbie mobili della classifica, rendendo ogni speranza di salvezza sempre più flebile. Due tentativi di reazione, con vittorie contro Parma e Monza, hanno acceso per un attimo la fiammella della speranza, ma non sono bastati a evitare il verdetto inevitabile: la retrocessione è stata sancita all’ultima giornata, con la sconfitta casalinga contro il Verona. Un epilogo amaro, soprattutto se si pensa al percorso in Coppa Italia, dove l’Empoli aveva dimostrato qualità e carattere, dimostrando che il valore della squadra c’era, ma non è stato sufficiente per salvare una stagione costellata da grandi rimpianti.
VENEZIA: 4
Di Francesco ha sfiorato un vero miracolo, portando il Venezia a giocarsi la permanenza in Serie A fino all’ultima giornata, nonostante una rosa tra le meno attrezzate dell’intero campionato. A complicare ulteriormente il cammino, da gennaio in poi la squadra ha dovuto fare a meno di un punto di riferimento fondamentale come Pohjanpalo. Eppure, grazie alla forza delle idee, a un gioco sempre propositivo e alla crescita notevole di alcuni giovani talenti – su tutti Nicolussi Caviglia, Idzes e Yeboah – il Venezia ha provato a restare aggrappato alla massima serie con determinazione e orgoglio. Non è bastato, però. Il motivo principale del mancato obiettivo va probabilmente ricercato proprio nella mancanza di un sostituto all’altezza di Pohjanpalo, che, nonostante sia stato ceduto a gennaio, resta ancora il miglior marcatore stagionale dei lagunari. In definitiva, una stagione difficile, ma che ha mostrato segnali incoraggianti per il futuro, soprattutto sul fronte del gioco e dei giovani.
MONZA: 2
Come per il Milan, anche per il Monza le premesse stagionali erano tutt’altro che incoraggianti: nessuno si aspettava miracoli, ma almeno una lotta onorevole per la salvezza. Invece, quel che abbiamo visto è stato un tracollo totale, con i brianzoli a sfiorare uno dei peggiori record di punti mai registrati in Serie A. Una debacle sotto gli occhi di tutti. La decisione di alternare Nesta e Bocchetti in panchina ha prodotto solo un effetto: confusione. Un gruppo fragile, chiaramente non all’altezza della massima categoria, ha navigato a vista, senza una rotta precisa. Le cessioni estive di Di Gregorio e Colpani hanno svuotato la rosa di elementi fondamentali; quelle invernali di Marì e Maldini hanno solo aggravato una situazione già critica. Questo fallimento è anche una ferita dolorosa per Adriano Galliani, la cui straordinaria carriera si macchia di una pagina davvero brutta, difficile da digerire per chiunque. Il futuro del Monza, dentro e fuori dal campo, è oggi un’incognita totale, da riscrivere completamente. Il monito è chiaro: senza scelte coraggiose e una strategia seria, questa stagione resterà un capitolo da dimenticare, ma destinato a pesare ancora per molto.
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