EditorialeIL FANTASTICO MONDO DI PIOLI
Antonio ScadutoSette giornate, tre miseri punti e l’ultimo posto in classifica. Mentre la Serie A corre, Stefano Pioli sembra vivere in una dimensione parallela, un microcosmo fatto di alibi e scuse, dove i risultati sono solo “figli dei momenti” e le responsabilità si dissolvono nell’etere delle conferenze stampa. Ma fuori da quel mondo ovattato, la Fiorentina è nel caos, inchiodata da numeri impietosi e da un’identità di gioco che semplicemente non esiste. Il ritorno di Pioli a Firenze doveva essere il punto di ripartenza, la rinascita. Invece è diventato l’ennesimo capitolo sbiadito di una carriera che ormai vive più di passato che di presente. L’ex tecnico del Milan è sembrato sin da subito scollegato dalla realtà del gruppo: scelte tattiche incomprensibili, un modulo ballerino, una squadra confusa, slegata, incapace di creare e — peggio — di reagire. Con appena cinque gol segnati e dieci subiti, i Viola sono tra i peggiori attacchi e difese della Serie A. Non un segnale di reazione, non una scintilla. Una squadra che affonda lentamente, mentre il suo allenatore continua a parlare di “crescita”, “processi” e “tempo”. Ma il tempo, in Serie A, non lo regala nessuno. Soprattutto se le prestazioni sono figlie di un’idea calcistica ormai superata, monocorde, sterile. Pradè ha provato a gettarsi addosso la croce mediatica, ma è un gesto che sa di disperazione, non di lucidità. Difendere Pioli oggi non è segno di stabilità: è una fuga dalla realtà. Le parole del DS suonano quasi surreali: “Pioli è l’unico che può risollevarci”. Davvero? Dopo sette partite senza vittorie? Dopo prestazioni che definire mediocri è un complimento? Il problema non è solo tecnico, è soprattutto mentale: la Fiorentina è spenta, rassegnata, disorientata.
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