EditorialeIL MERCATO DELLE 20 DI A: VOTI E GIUDIZI
Antonio ScadutoAppuntamento classico di fine mercato. Ognuno ha il suo voto, noi diamo il nostro, sapendo che mai potremmo trovarci completamente d’accordo. Come la storia del bianco e del nero, a qualcuno piace grigio.
ATALANTA 5,5
L’operazione Retegui ha portato un incasso importante – quasi 70 milioni di euro – grazie alla cessione in Arabia Saudita, e da questo punto di vista il club ha saputo valorizzare al massimo l’attaccante. Tuttavia, il suo sostituto, Krstovic, pur avendo fatto il suo dovere salvando il Lecce, arriva in un contesto completamente diverso: una squadra che punta alla Champions, dove il margine d’errore è molto più ridotto. È una scommessa, e come tale andrà valutata sul lungo periodo. Sulemana è un profilo interessante, ma dopo una stagione molto difficile al Southampton resta un’incognita. Ahanor è un giovane che ha bisogno di tempo e spazio per crescere, mentre Zalewski ha talento ma deve scrollarsi di dosso la discontinuità mostrata a Roma. Musah ha potenziale atletico e tecnico, ma dovrà dimostrare di essersi lasciato alle spalle le difficoltà vissute a Milano. Tra le poche certezze rimaste figura Ederson, ma il “caso Lookman” pesa come un macigno: trattenuto controvoglia, rischia di trasformarsi in un problema sia tecnico che economico. Se la situazione non cambia, una cessione in saldo a gennaio è tutt’altro che improbabile. La sensazione è che si sia puntato più sulla quantità che sulla qualità, con molte scommesse e poche certezze.
BOLOGNA 6,5
La cessione di Ndoye era probabilmente inevitabile, e ottenere 42 milioni di base fissa rappresenta senza dubbio un’operazione importante dal punto di vista economico. Tuttavia, sul piano tecnico, la sua partenza lascia un vuoto che non sarà semplice colmare, soprattutto considerando il peso che aveva nel sistema di gioco. Anche Beukema ha salutato, ma in difesa sono arrivati profili interessanti come Vitik ed Heggem, due operazioni che portano chiaramente la firma di Sartori. L’esperienza con Beukema insegna che può trattarsi di intuizioni vincenti, ma il campo dovrà confermarlo. L’impressione è che, al momento, la tenuta difensiva sia tutta da verificare. Sul fronte degli arrivi, Immobile e Bernardeschi sono nomi altisonanti per una piazza come Bologna: possono elevare il tasso di esperienza e qualità, ma solo se accetteranno di calarsi con umiltà nel progetto tecnico di Italiano. Il rischio che diventino presenze ingombranti non è da escludere, soprattutto in uno spogliatoio che ha costruito i suoi successi recenti sull’equilibrio e sulla coralità. Mezzo punto in più, meritato, per la conferma di Orsolini: trattenere uno dei simboli della squadra, e vederlo iniziare la stagione col piede giusto, è un segnale positivo di continuità. In generale, il mercato ha lasciato qualche punto interrogativo di troppo per poter parlare di una vera crescita. La sensazione è che si sia operato bene dal punto di vista economico, ma con qualche rischio tecnico non trascurabile.
CAGLIARI 6
C’è da lavorare, ma non mancano spunti interessanti. Le partenze di Zortea e Piccoli si faranno sentire, soprattutto in termini di dinamismo e concretezza. Ora toccherà a Sebastiano Esposito raccogliere la sfida più difficile: diventare un riferimento offensivo e anche un leader, qualità che finora ha mostrato solo a tratti. Kilicsoy è una scommessa intrigante, ma tutta da verificare nel contesto del calcio italiano. Borrelli porta generosità e spirito di sacrificio, ma non è il centravanti che garantisce numeri importanti. Belotti, dal canto suo, ha bisogno di ritrovare brillantezza: se lo farà, sarà come un nuovo acquisto. A centrocampo c’è solidità: l’esperienza di Mazzitelli rappresenta un punto fermo, mentre Folorunsho ha il potenziale per tornare sui livelli visti a Verona. La vera sorpresa, però, potrebbe essere Palestra: talento puro, ha tutte le carte in regola per stupire. Una rosa con equilibrio, ma con alcuni interrogativi offensivi ancora aperti. Il campo dirà se la scommessa sarà vinta.
COMO 8
A Fabregas è stata affidata una squadra costruita per puntare in alto: inutile girarci intorno, l’obiettivo è l’Europa. Il Como non si nasconde, e non potrebbe farlo: con giocatori come Baturina, Rodriguez, Addai, Kuhn e Morata, più la conferma del talento cristallino di Nico Paz, sono davvero poche le squadre a poter vantare un simile potenziale offensivo. In difesa, il giovane Ramon promette di diventare un top player e potrà crescere accanto a due profili di grande esperienza come Diego Carlos (ex Siviglia) e Posch. Con oltre 100 milioni investiti sul mercato, il Como si candida con forza a essere la vera sorpresa della stagione. Il progetto è ambizioso, ma con un allenatore come Fabregas e una rosa così profonda e qualitativa, sognare non è vietato.
CREMONESE 6,5
Un mercato concreto, senza colpi da copertina ma con innesti mirati e uomini che conoscono bene la lotta per la salvezza. Grassi, Audero, Pezzella, Baschirotto, Sanabria, Zerbin e Payero: non nomi da prime pagine, ma gente abituata a sporcarsi le mani, a combattere con orgoglio fino all’ultimo minuto. In attacco c’è curiosità attorno a Moumbagna, mentre l’arrivo di Vardy — più suggestione che certezza — accende l’entusiasmo dello Zini. Il vero colpo, però, è in panchina: Nicola, uno che la salvezza l’ha costruita più volte. Sa motivare, sa gestire, sa dove mettere le mani. E questo, in un campionato come questo, può fare tutta la differenza.
FIORENTINA 6,5
A Pioli è stato dato un organico pazzesco: la dirigenza, con in testa la famiglia Commisso, ha costruito una rosa in grado di ambire concretamente a un piazzamento Champions. Il club ha blindato Kean, confermato Dodo e Gosens, e riscattato Gudmundsson, elemento chiave nella scorsa stagione. In attacco, l’arrivo dell’esperto Dzeko porta leadership e peso offensivo, mentre Piccoli rappresenta una scommessa interessante dopo un’annata da protagonista. Il centrocampo è stato puntellato con gli arrivi di Sohm e Nicolussi Caviglia, due profili funzionali e con margini di crescita, mentre sulle fasce il dinamismo di Lamptey può dare nuova linfa. In difesa, forse mancava un titolare di spessore: l’innesto di Viti – ex enfant prodige – va letto in ottica futura, ma sin da subito potrà dare profondità alla rotazione. Una campagna acquisti coerente e mirata, che però lascia qualche piccolo dubbio sull’impatto immediato di certi innesti. Da qui un voto positivo, ma non pieno.
GENOA 5,5
La trequarti con Gronbaek, Stanciu e Carboni promette spettacolo: qualità e fantasia non mancano, e a tratti può davvero far divertire. Tuttavia, resta irrisolto un nodo cruciale: Colombo, almeno per ora, non dà le stesse garanzie di Pinamonti. E in una squadra che ha come obiettivo principale la salvezza, un attaccante affidabile è imprescindibile. A centrocampo si registra il ritorno di Onana, ma la partenza di Miretti rischia di farsi sentire, soprattutto in termini di dinamismo e visione di gioco. In difesa, Ostigard dovrà dimostrare di poter reggere il peso lasciato da de Winter, e su questo permangono dubbi. La vera nota positiva arriva dal mercato in uscita: quasi 50 milioni incassati tra de Winter (al Milan) e Ahanor (all’Atalanta) rappresentano un colpo da maestro sotto il profilo finanziario. Ma il rischio è che, senza adeguati sostituti, questo equilibrio economico venga pagato sul campo. La sensazione è che si sia lavorato bene in uscita, ma con poca incisività dove davvero serviva.
INTER 5,5
I nomi altisonanti sono rimasti, è vero, e il ricambio in attacco con Pio Esposito e Bonny rappresenta – almeno sulla carta – un upgrade rispetto a un Arnautovic ormai ai margini e un Correa mai realmente entrato nei meccanismi. Ma qui finiscono le buone notizie. Le scelte sul mercato lasciano perplessi, soprattutto alla luce del contesto economico: parliamo di una società che, pur avendo incassato milioni dalla Champions League e dal Mondiale per Club, ha scelto deliberatamente di limitare la potenza di fuoco sul mercato. E proprio per questo motivo, ogni euro speso avrebbe dovuto avere una logica ferrea. Invece, ci si ritrova con quasi 50 milioni investiti in due riserve – Diouf e Luis Henrique – mentre obiettivi dichiarati, concreti e funzionali come Lookman e Koné sono sfumati senza che siano state proposte vere alternative di pari livello. Il malessere di Calhanoglu, risolto con un “contentino” di facciata, rischia di riesplodere alla prima tensione. Akanji è un profilo di livello, ma il suo arrivo avrebbe dovuto rafforzare la rosa, non sostituire Pavard: così, il saldo tecnico è al massimo neutro, se non leggermente in perdita. A centrocampo, invece, regna la confusione. Zielinski è rimasto senza un vero ruolo e rischia di trasformarsi in un corpo estraneo, mentre l’aggiunta di Sucic – talento interessante ma ancora acerbo – complica la gestione di un reparto dove Frattesi e Mkhitaryan erano già in cerca di spazio e gerarchie. Più che un mercato di consolidamento, questo sembra un cantiere aperto, gestito senza una visione chiara. E in un calcio sempre più esigente, l’improvvisazione – o la gestione conservativa spacciata per strategia – si paga.
JUVENTUS 6,5
Il direttore generale Comolli ha fatto un buon lavoro. In uscita è riuscito a sfoltire la rosa con criterio, mentre in entrata ha portato innesti interessanti, ma è mancato qualcosa nei reparti chiave: un centrocampista e un terzino sinistro erano fondamentali e non sono arrivati. La sessione è stata tutt’altro che semplice. Dopo il colpo David, le priorità sono cambiate: prima cedere, poi acquistare. Gli ultimi due innesti, Zhegrova e Openda, offrono alternative valide a Tudor, anche se l’attaccante belga — preso con un obbligo di riscatto da 40 milioni — parte inizialmente come seconda scelta. L’obiettivo principale in attacco era Kolo Muani, ma i vincoli economici hanno spinto la Juve verso un profilo più accessibile, ma comunque duttile: Openda può agire sia da esterno che da punta. Zhegrova, invece, è un jolly offensivo che ha già mostrato di poter guadagnare spazio tra i titolari. Comolli merita la sufficienza più che piena, perché l’equilibrio complessivo c’è, ma pesa — e non poco — la situazione legata a Vlahovic: resta, ma senza rinnovo, e il suo ultimo anno di contratto graverà sul bilancio per oltre 20 milioni lordi. Un nodo non da poco.
LAZIO SENZA VOTO
Non ha fatto mercato per colpa dell’indice di liquidità. Non è giudicabile.
LECCE 5
L’arrivo di Camarda è una scommessa affascinante, ma estremamente azzardata per una squadra che lotta per la salvezza. Anche il rilancio di Sottil suona più come un tentativo disperato che una mossa pianificata. L’addio di Krstovic pesa come un macigno, soprattutto perché non è stato rimpiazzato da un attaccante con pari affidabilità sotto porta. Chi segnerà ora? Il carico di responsabilità ricade (di nuovo) su Di Francesco, chiamato a fare i salti mortali per tenere a galla la squadra. Servirà più di un miracolo: servirà chiarezza di idee, che al momento sembra mancare.
MILAN 6
Chi ha davvero capito il mercato del Milan faccia un passo avanti. L’estate rossonera è stata a tratti confusa, segnata da decisioni contraddittorie e da una strategia che pare aver seguito più gli umori del momento che un disegno tecnico chiaro. Il centrocampo, ad esempio, è stato rivoluzionato: prima l’inseguimento quasi ossessivo a Modric, Ricci e Jashari — quest’ultimo pagato ben 40 milioni di euro dopo due mesi di trattative — poi, quasi in controtendenza, l’arrivo last minute di Rabiot, apparentemente più per accontentare Allegri che per reale convinzione tecnica. Altri 40 milioni sono stati spesi per Nkunku, talento sfortunato del Chelsea che però non è una prima punta, ruolo invece lasciato scoperto. Più di 40 milioni in tre nomi — De Winter, Athekame e Odogu — nessuno dei quali, almeno al momento, sembra avere lo status di titolare. La gestione del caso Gimenez ha lasciato perplessi: acquistato a gennaio per 35 milioni, è stato messo pubblicamente sul mercato pochi mesi dopo, quasi fosse un esubero qualsiasi. Il tutto contro la volontà del giocatore, generando tensioni evitabili. La necessità di rientrare economicamente dopo la mancata qualificazione in Champions ha portato a un’imponente operazione di cessioni, con circa 200 milioni incassati grazie agli addii di Reijnders, Theo Hernandez, Emerson Royal, Thiaw, Chukwueze, Gimenez, Okafor, Colombo e Sportiello. Un’operazione che regala allo stesso tempo ossigeno al bilancio, ma lascia molti dubbi sulla competitività della rosa, apparsa incompleta soprattutto in difesa e sugli esterni, dove i vari Bertesaghi e Athekame sembrano più scommesse che alternative solide a Estupiñán e Saelemaekers. Il mercato 2025 sarà ricordato anche per le occasioni perse e qualche figuraccia di troppo: da Archie Brown a Boniface, trattative avviate e finite nel nulla, con tanto di teatrini pubblici evitabili. Il voto è un 6 stiracchiato: sufficienza solo per l’equilibrio di bilancio e qualche innesto interessante, ma la confusione generale e l’assenza di una visione forte e coerente non sono all’altezza del blasone e delle ambizioni del Milan. Servirà molto di più per tornare protagonisti.
NAPOLI 8,5
Conte ha chiesto un mercato all’altezza per restare, e il club lo ha accontentato in pieno. La strategia è stata chiara fin da subito: la maggior parte degli acquisti è arrivata all’inizio del ritiro, per permettere al tecnico salentino di lavorare con tranquillità e amalgamare la squadra fin dalle prime settimane. L’arrivo di Hojlund per sostituire l’infortunato Lukaku è l’ennesima dimostrazione di come il Napoli sia un club di grande respiro, che non lascia nulla al caso. Il mercato ha rinforzato la squadra in ogni reparto, dalla porta all’attacco, rendendo il gruppo più solido e competitivo. Tra gli acquisti, spicca Lucca: pagato molto, ma con caratteristiche uniche che possono davvero fare la differenza. È ormai chiaro che per un attaccante di valore oggi servono investimenti importanti, spesso intorno ai 30 milioni, e il Napoli ha deciso di puntare forte. In mezzo al campo, l’arrivo di De Bruyne (o meglio, la suggestione di una sua “aura”) proietta la squadra in una nuova dimensione, un segnale di ambizione che fa ben sperare sia in Italia sia in Champions League. Detto questo, ci sono alcuni profili che rappresentano ancora un’incognita e su cui bisognerà attendere per vedere come si adatteranno al calcio e allo spogliatoio napoletano: Beukema, Noa Lang, Hojlund e Lucca sono giocatori di grande talento e potenziale, ma resta da capire come risponderanno alla pressione e alle esigenze tattiche di Conte. Forse manca ancora un vice Anguissa in mediana, un elemento in grado di garantire equilibrio e protezione alla difesa, ma la rosa nel complesso è di alto livello e pronta a giocarsi le sue carte per confermarsi in campionato e sorprendere in Champions.
PARMA 5
Oltre a Cutrone e Oristanio, troppe incognite. I gravi infortuni di Ondrejka e Frigan sono un brutto colpo, ma il gruppo, con l’arrivo di Cremaschi e Ordonez, ha qualità (in attesa di capire se arriverà Insigne). E davanti c’è un vero 9 come Pellegrino.
PISA 6
Una neopromossa con grandi ambizioni, che ha saputo rinforzarsi senza stravolgere la squadra. L’arrivo di giocatori come Meister e soprattutto Stengs fanno fare un upgrade notevole. Aebischer, Cuadrado e Nzola portano con sé l’esperienza della Serie A, mentre Bonfanti, tornato dall’Atalanta, conosce bene l’ambiente e potrà essere un valore aggiunto. In difesa, la presenza di Albiol garantisce quella dose di esperienza e leadership fondamentale per affrontare la nuova stagione. Gilardino dovrà certamente lottare per mantenere la squadra a galla, ma la base su cui costruire è solida e promette bene.
ROMA 4,5
La squadra sulla carta appare più forte rispetto a quella dello scorso anno, con innesti come Ferguson, Wesley e Ghilardi, ma Gasperini difficilmente può dirsi soddisfatto, nemmeno lontanamente. Bailey resta un’incognita rischiosa, più una scommessa che una certezza, mentre Dovbyk, ad oggi, è solo un peso inutile: un costoso backup che fino all’ultimo sembrava destinato a lasciare la squadra, e che adesso appare demotivato e da dover riprendere psicologicamente. L’arrivo di El Aynaoui, definito “coltellino svizzero”, non è altro che un palliativo; il ragazzo non è pronto e la sua utilità resta tutta da dimostrare. I mancati arrivi di Pessina e Sancho hanno lasciato un vuoto che non è stato colmato: si è finiti a ripiegare su Baldanzi, che per quanto valido, non può reggere da solo un’intera stagione. Massara? Ha avuto le mani legate e ha fatto quello che poteva, ma non basta. A questo punto la squadra è una montagna di potenzialità inespresse, con troppe zone d’ombra e una gestione degli uomini che lascia più di un dubbio.
SASSUOLO 6,5
La vera sorpresa è stata la conferma di Pinamonti e Laurienté, che insieme a Berardi formano un tridente solido, anche se un po’ rustico, ma che dà sicurezza in chiave salvezza. Come alternativa c’è l’arrivo di Cheddira dal Napoli, un elemento interessante da tenere in considerazione. A centrocampo, Matic dirige le operazioni con esperienza, mentre dietro spicca la presenza di Idzes, un difensore che promette bene. Nel complesso, la squadra appare competitiva e ben equilibrata in tutti i reparti, pronta a lottare senza troppi fronzoli.
TORINO 5
Israele per Milinkovic-Savic è un chiaro downgrade: un passo indietro difficile da digerire per chi ambisce a qualcosa di serio. In mezzo al campo, perso Ricci, la squadra si è affidata a giocatori di gamba e qualità ancora da dimostrare come Asllani e Anjorin, che per ora lasciano più dubbi che certezze. In attacco si sono aggiunte nuove risorse, ma la sensazione è che si stia cercando di rattoppare più che costruire. Ngonge deve assolutamente ritrovare la forma vista a Verona, altrimenti resterà solo una promessa mai mantenuta. Simeone, con i suoi 73 gol in Serie A, è un valore certo, ma non basta a far passare la sensazione che la squadra abbia una vera e propria punta di riferimento affidabile. Aboukhlal può portare qualche sprazzo di luce, ma le sue apparizioni sono troppo sporadiche per essere davvero decisive. Dietro, la difesa è il vero tallone d’Achille: nessun innesto di spessore è arrivato, e anche se l’asticella si è alzata, si percepisce un rischio costante che può compromettere ogni partita. Nel complesso, la rosa sembra più un esercizio di compromessi che una squadra costruita per competere. La pagella è giusta: mercato non sufficiente, serve molto di più se si vuole fare il salto di qualità.
UDINESE 5
La campagna acquisti dell’Udinese finora lascia più dubbi che certezze. Sostituire Lucca, Thauvin e Bijol non è impresa da poco, e i nomi arrivati al loro posto — Bertola, Miller (soffiato al Bologna), Bayo, Buksa, Gueye — al momento suonano come una scommessa azzardata più che una soluzione convincente. Tutti giocatori con un grosso punto interrogativo sulle spalle, che devono ancora dimostrare di meritare la fiducia sul campo. La storia della società è indubbiamente solida nel saper costruire rose competitive, ma ora serve concretezza, altrimenti la pazienza dei tifosi rischia di esaurirsi. Se c’è un aspetto da salvare in questa fase è la conferma di Solet. Un talento che l’Inter ha tentato di strappare con insistenza, e il fatto che resti all’Udinese è un segnale importante. Detto questo, è ingiusto non riconoscere il valore di un colpo fatto praticamente all’ultimo minuto: Zaniolo. Arrivato al fotofinish, con il suo nome si porta dietro una carica di esperienza e qualità che la squadra non può permettersi di sottovalutare. Se riuscirà a ritrovare la forma migliore, potrà davvero fare la differenza in un contesto che al momento sembra traballante.
VERONA 5
Gift Orban, Bella-Kotchap e Unai Nune: mercato low cost. Scommesse, nella speranza che siano vincenti.
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