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EditorialeIL MERCATO DELLE 20 DI A: VOTI E GIUDIZI

martedì 3 febbraio 2026 alle ore 23:03di Antonio Scaduto19 min di lettura

IL MERCATO DELLE 20 DI A: VOTI E GIUDIZIAntonio Scaduto
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AAutoreAntonio Scadutomartedì 3 febbraio 2026 alle ore 23:03 · EditorialeAltre notizie

La finestra di mercato invernale è chiusa, di seguito i voti della redazione di antonioscaduto.com alle 20 di A.

ATALANTA 5

L’arrivo di Giacomo Raspadori a Bergamo si porta dietro il peso di un investimento ambizioso ma rischioso. Acquistato dall’Atletico Madrid per circa 23 milioni di euro — una cifra tutt’altro che contenuta — l’ex Sassuolo arriva con l’etichetta del colpo per il “presente e futuro”. Eppure, l’entusiasmo si scontra con la realtà del campo. Numericamente, Raspadori prende il posto di un partente illustre come Ademola Lookman. Se guardiamo alle casse societarie, l’operazione è da applausi: incassare 40 milioni (bonus inclusi) per un giocatore a 18 mesi dalla scadenza è un capolavoro finanziario. Ma dal punto di vista tecnico, il dubbio resta: Raspadori ha davvero la stessa incisività dell’anglo-nigeriano? In questo scacchiere, la permanenza di Ederson diventa l’unico vero pilastro per non abbassare l’asticella, mentre gli addii di Brescianini e Daniel Maldini (finiti a Fiorentina e Lazio) sembrano destinati a non lasciare troppi rimpianti. Resta però il rebus Samardzic: rimasto a Bergamo quasi per inerzia, il talento serbo rischia ora di vivere una stagione da spettatore non pagante in panchina. Un mercato che sistema i conti, ma che lascia troppe incognite sulla qualità effettiva dell’undici titolare.

BOLOGNA 5,5

Il mercato invernale del Bologna si chiude con più interrogativi che certezze, lasciando la sensazione di un cantiere ancora aperto. Lo scambio João Mário-Holm con la Juventus è l’emblema di questa sessione: un’operazione che potremo pesare solo tra qualche settimana, quando capiremo se il portoghese saprà dare quell’esperienza internazionale che al gruppo è mancata. Discorso simile per la staffetta Sohm-Fabbian con la Fiorentina: se lo svizzero a Parma aveva incantato, a Firenze è rimasto un “oggetto misterioso”. Il Bologna scommette sul suo rilancio sacrificando Fabbian, un talento cristallino che però, gerarchie alla mano, non era comunque considerato un titolare inamovibile. In difesa, i riflettori sono tutti su Eivind Helland. Il centrale norvegese, prelevato dal Brann per oltre 8 milioni, è il classico acquisto “made in Sartori”: giovane, fisico e pescato in mercati meno battuti. È una mossa che intriga la piazza, ma che richiede pazienza e tempo per l’inserimento nel nostro calcio. Infine, il capitolo Ciro Immobile. L’avventura dell’attaccante sotto le Due Torri si chiude dopo soli sei mesi e zero reti, un fallimento figlio di infortuni cronici e una concorrenza che non gli ha mai permesso di ritrovare il ritmo. Il suo addio direzione Paris FC non sposta gli equilibri tecnici di una squadra che, di fatto, non lo ha mai avuto davvero a disposizione. Un mercato di riparazione che sistema la rosa, ma che non sembra averle ancora fatto compiere il salto di qualità definitivo.

CAGLIARI 6

La sessione invernale del Cagliari si chiude con un segnale forte: la permanenza di Marco Palestra. L’esterno, finito nel mirino di mezza Europa grazie alle sue prestazioni, resterà in Sardegna almeno fino a giugno, quando il salto verso una big apparirà inevitabile. Una conferma che dà respiro a Fabio Pisacane, chiamato però a gestire le partenze eccellenti di Matteo Prati (direzione Torino) e del leader difensivo Sebastiano Luperto, ceduto a sorpresa alla Cremonese per circa 5 milioni.  Per bilanciare l’addio di Luperto, il Cagliari punta sul ritorno di Alberto Dossena, rientrato dal Como in prestito per riscattare un periodo difficile segnato dagli infortuni. Insieme a lui, riabbraccia l’ambiente rossoblù anche Ibrahima Sulemana, un elemento che conosce bene le dinamiche di Assemini e potrà garantire solidità immediata al centrocampo.  Il tocco di imprevedibilità è affidato allo scouting internazionale. Dall’Uruguay è arrivato il talento classe 2005 Agustín Albarracín, ala sinistra prelevata dal Boston River per 2 milioni di euro. A completare la batteria dei giovani ci pensa l’olandese Othniël Raterink, difensore duttile arrivato dal De Graafschap nelle battute finali del mercato. Due scommesse tutte da scoprire che rappresentano il futuro, mentre il presente chiederà a Pisacane di trovare subito la quadra senza i suoi senatori.

COMO 6

La strategia per la sessione invernale è stata chiara: investire sul talento futuribile senza alterare gli equilibri di un gruppo già collaudato. In quest’ottica si leggono gli arrivi dal Nord Europa, una terra sempre più fertile per osservatori attenti. Tra i pali arriva Noel Törnqvist dal Mjällby, un profilo solido pronto a scalare le gerarchie, mentre in mediana la scommessa è tutta per Adrian Lahdo. Il classe 2007 prelevato dall’Hammarby è il prototipo del centrocampista box-to-box moderno: fisico, corsa e quella spregiudicatezza tipica della gioventù che potrebbe tornare utile a partita in corso. La vera notizia del mercato, però, non riguarda un acquisto, ma una resistenza. Il “no” secco rifilato al Leeds United per Martin Baturina è, a conti fatti, il miglior colpo possibile. Per quanto mostrato dal croato nelle ultime settimane — dove è apparso letteralmente ispirato — privarsene ora sarebbe stato un autogol imperdonabile. La scelta di trattenerlo si sta già rivelando azzeccatissima, blindando la qualità sulla trequarti. Nel complesso, un mercato senza botti clamorosi ma estremamente razionale, che punta a valorizzare i gioielli già in casa e a preparare il terreno per i protagonisti di domani.

CREMONESE 6,5

La sessione invernale della Cremonese non ha cercato la rivoluzione, ma la sostanza. La strategia è stata chirurgica: regalare a Davide Nicola quegli incastri che mancavano per blindare una salvezza ormai nel mirino. Il colpo di copertina è senza dubbio Milan Djuric: con la sua fisicità, il gigante bosniaco offre varianti tattiche preziose, diventando il riferimento aereo e il “piano B” che l’attacco grigiorosso non aveva mai avuto. In mezzo al campo, gli arrivi di Youssef Maleh e Morten Thorsby portano in dote una dote fondamentale: la conoscenza profonda della categoria. Sono due motori affidabili che garantiscono dinamismo e polmoni, pronti a dare respiro ai titolari senza abbassare il livello di intensità. Dietro, l’innesto di Sebastiano Luperto (strappato al Cagliari) rappresenta un upgrade di leadership e senso della posizione, fondamentale per dare serenità a tutto il reparto difensivo. Sul fronte delle uscite, i saluti di Sernicola, Vazquez, Valoti e Sarmiento non sembrano destinati a lasciare rimpianti: giocatori di indiscusso valore, ma ormai ai margini di un progetto che ha preso una direzione diversa. Nessun colpo di testa, dunque, ma un consolidamento intelligente che poggia sulle basi solide di un mercato estivo fin qui impeccabile. Con questi ritocchi, la permanenza in Serie A non è più solo una speranza, ma un obiettivo concreto e meritato.

FIORENTINA 6

In un mercato condizionato da margini di manovra ridotti, la Fiorentina è riuscita a muoversi con intelligenza, portando a casa profili estremamente funzionali. Gli innesti di Marco Brescianini e Giovanni Fabbian garantiscono freschezza e inserimenti a un centrocampo che ne aveva assoluto bisogno. A questi si aggiunge la suggestione Manor Solomon: l’esterno porta in dote una qualità tecnica e un’esperienza internazionale che finora erano mancate nelle rotazioni di Palladino, offrendo soluzioni diverse nell’uno contro uno. L’operazione nostalgia con l’addio di Edin Dzeko, pur dolorosa per il carisma del bosniaco, ha permesso un risparmio vitale di oltre un milione di euro sul monte ingaggi, ossigeno puro per le casse viola. Anche la difesa cambia volto: l’avvicendamento tra Pablo Marì e Daniele Rugani si configura come un upgrade in termini di affidabilità e conoscenza della nostra Serie A. Tuttavia, resta un’ombra tattica non trascurabile: la mancata sostituzione di Nicolussi Caviglia. Con la rosa attuale, l’assenza di un regista puro come Fagioli costringerà l’allenatore a soluzioni di emergenza o ad adattare giocatori fuori ruolo in cabina di regia. Un mercato di riparazione razionale e concreto, che però lascia aperta una piccola lacuna strutturale nel cuore del gioco.

GENOA 6,5

Il mercato invernale del Genoa si chiude con la sensazione di aver finalmente messo ordine in un puzzle che in estate aveva mostrato troppi pezzi difettosi. Daniele De Rossi aveva chiesto a gran voce un’alternativa di spessore a Leali, e la società lo ha accontentato con Justin Bijlow: un portiere integro, affidabile e con quella dimensione internazionale necessaria per blindare la porta rossoblù. La vera vittoria della dirigenza, però, è stata la capacità di fare pulizia. I “flop” estivi — Carboni, Grønbæk e Stanciu — hanno salutato Genova senza lasciare rimpianti, permettendo al club un risparmio massiccio sul monte ingaggi che dà ossigeno alle finanze. In entrata, la scommessa più affascinante è quella di Tommaso Baldanzi: un talento che sotto la Lanterna cerca il riscatto e che, in un ambiente caldo come quello di Marassi, ha tutte le carte in regola per tornare a esaltarsi. C’è poi spazio per la curiosità legata ai nuovi innesti: se il difensore Zatterstrom è un profilo solido, è soprattutto il giovane Amorim a stuzzicare la fantasia della gradinata Nord. Infine, la conferma fino a giugno di Norton-Cuffy rappresenta la vera ciliegina sulla torta: trattenere l’esterno inglese, nonostante le sirene estere, garantisce a De Rossi quella continuità tattica fondamentale per la volata finale. Un mercato di correzione chirurgico, che regala alla squadra una fisionomia più coerente e ambiziosa.

INTER 5

Il mercato invernale dell’Inter si chiude con un retrogusto amaro, sospeso tra nomi altisonanti e una realtà finanziaria che non permette voli pindarici. Per settimane i tifosi hanno sognato profili come Diaby, Perisic o Cancelo, fino ad arrivare a Norton-Cuffy, tutti individuati come possibili eredi o alternative a Dumfries. Tuttavia, la dura legge del bilancio ha parlato chiaro: senza budget è quasi impossibile pescare profili “da Inter” in grado di spostare gli equilibri a stagione in corso. Così, in attesa del rientro dell’olandese previsto per fine febbraio, la fascia destra resta un rebus. Il backup attuale è Luis Henrique — che non sembra aver mai convinto pienamente l’ambiente — supportato dal solito Darmian, tornato a vedere il campo a Cremona ma inevitabilmente condizionato dall’anagrafe. Le scommesse Jakirovic e Massolin sono prospetti interessanti per il futuro, certo, ma oggi pesano poco o nulla nelle rotazioni di una squadra che punta al massimo. Il vero bivio è stato Davide Frattesi: la sua cessione avrebbe garantito l’ossigeno necessario per finanziare i colpi in entrata, ma il mancato arrivo di un sostituto all’altezza (sfumato l’obiettivo Jones) ha bloccato tutto. La scelta della società è stata conservativa: non toccare nulla e andare avanti con il gruppo attuale, ancora in corsa su tutti i fronti. Una strategia che sa di scommessa e che lascia la rosa corta proprio nel momento cruciale della stagione.

JUVENTUS 5

Il mercato invernale della Juventus si chiude con la sensazione di un’occasione persa, o meglio, di un rinvio forzato che lascia l’amaro in bocca. Gli innesti portati a Torino non sembrano spostare di un millimetro l’inerzia della squadra: Emil Holm arriva con il chiaro ruolo di vice-Kalulu, mentre l’acquisto di Jérémie Boga solleva più dubbi che entusiasmi. L’ivoriano che incantava a Sassuolo sembra ormai un lontano ricordo cinematografico; le opache parentesi con Atalanta e Nizza suggeriscono che sia difficile immaginarlo oggi come una certezza per lo scacchiere di Spalletti. È pur vero che la Continassa deve navigare a vista tra i vincoli di bilancio, ma da una big ci si aspettava un guizzo diverso. Il vero nodo resta l’attacco: la necessità di trovare una spalla di peso per Openda e David era sotto gli occhi di tutti. Il DS Comolli ha sondato diverse piste di alto profilo — da Icardi a Kolo Muani, passando per Mateta ed En-Nesyri — ma l’intero casting si è risolto in una serie di telefonate esplorative, senza mai affondare il colpo a causa di costi proibitivi. La sensazione è quella di una gestione che ha preferito non rischiare, rimandando ogni discorso serio alla prossima estate. Un domani che si preannuncia già tempestoso, con l’addio ormai certo di Vlahovic e le possibili sirene di mercato per lo stesso Openda. Per ora, la Juventus resta un cantiere transitorio, con troppe incognite e poche risposte concrete.

LAZIO 4,5

Dopo un’estate passata nell’immobilismo più totale a causa dei soliti vincoli legati all’indice di liquidità, la Lazio si è risvegliata a gennaio diventando la protagonista assoluta del mercato. Ma la quantità, purtroppo, non ha fatto rima con qualità. La strategia di Lotito è apparsa un azzardo continuo: le cessioni pesanti di Guendouzi e Castellanos, sacrificate sull’altare del bilancio per fare cassa, hanno privato la rosa di carisma e gol, mentre l’addio forzato a Nuno Tavares ha sguarnito ulteriormente le corsie esterne. A rendere il clima ancora più pesante è il caso Alessio Romagnoli. Il difensore è rimasto a Formello contro la sua volontà, dopo aver accarezzato l’idea di raggiungere Roberto Mancini in Qatar; il risultato è un giocatore “separato in casa”, un leader difensivo demotivato che rischia di diventare un peso più che una risorsa. Sul fronte acquisti, la società ha preferito scommettere sul futuro piuttosto che sul presente. Sono arrivati i giovani Ratkov e Przyborek, talenti acerbi che difficilmente potranno incidere nell’immediato. Più concreto l’innesto di Kenneth Taylor: l’olandese è un centrocampista dalle buone doti, ma il fatto di averlo strappato a uno degli Ajax tecnicamente più poveri degli ultimi vent’anni solleva seri dubbi sul suo reale impatto nel nostro campionato. L’unica nota lieta, che evita un tracollo totale nel giudizio, è l’acquisto del giovanissimo e talentuoso portiere Edoardo Motta dalla Reggiana, un colpo di prospettiva che merita mezzo voto in più. Per il resto, resta la sensazione di una squadra indebolita nel cuore della stagione.

LECCE 6

Per salvarsi serve una “Corvinata”, il Lecce spera di indovinare almeno uno tra Gandelman, Fofana e Ngom. Cheddira è un attaccante di categoria, che può portare quei goal che Camarda, per diverse ragioni, non ha garantito.

MILAN 4,5

Il mercato di riparazione del Milan si chiude con un senso di incompiutezza che pesa come un macigno sulle ambizioni stagionali. Le lacune della rosa erano note a tutti: serviva un difensore centrale affidabile e, ancor di più, un esterno destro capace di dare il cambio a Saelemaekers. Eppure, la linea di Furlani e Tare è stata quella del “risparmio d’attesa”: non spendere per il gusto di farlo, rimandando ogni investimento strutturale all’estate. La ricerca dell’occasione last-minute ha scandito le settimane, passando dai sondaggi per Aké ai contatti per Disasi, ma il verdetto finale della dirigenza è stato un laconico “non c’erano le condizioni”. Una spiegazione che fatica a convincere i tifosi, specie se si guarda al capitolo attaccante. L’idea di anticipare l’arrivo di Jean-Philippe Mateta dal Crystal Palace era una necessità reale, visti i continui problemi fisici che stanno tormentando Pulisic, Leao e soprattutto l’unico vero innesto invernale, Niclas Füllkrug. Il mancato approdo di Mateta ha assunto i contorni di un “Boniface bis”: proprio come accaduto con il nigeriano, sono state le precarie condizioni del ginocchio della punta francese a far saltare l’operazione sul traguardo. Il risultato? Un attacco che resta corto e un Milan che si ritroverà in estate a dover dare la caccia all’ennesimo numero 9 partendo da zero. L’unica piccola luce in un panorama grigio è l’operazione Alphadjo Cissè: il talento prelevato dal Catanzaro (via Verona) è un colpo di prospettiva intrigante, ma non basta a nascondere le fragilità di una squadra che, nel momento del bisogno, ha preferito restare a guardare.

NAPOLI 5

Se l’obiettivo era far quadrare i conti, la missione può dirsi compiuta, ma se guardiamo alla qualità e alla logica tecnica, il mercato invernale del Napoli lascia troppi dubbi. Giovanni Manna si è mosso su un binario di “saldo zero” che però sembra aver impoverito il capitale tecnico della squadra. Colpiscono, su tutte, le cessioni di Lucca e Noa Lang: vedere due investimenti estivi da oltre 60 milioni complessivi partire a gennaio in prestito con semplice diritto di riscatto sa tanto di ammissione di colpa, un dietrofront che pesa sulle strategie del club. Anche il fronte entrate non scalda i cuori. L’arrivo di Giovane dal Verona — una realtà che oggi lotta con le unghie per non retrocedere — non sembra il profilo ideale per alzare il livello qualitativo della rosa. Ma è l’operazione Alisson Santos a far discutere maggiormente: un prestito oneroso da 4 milioni di euro appare una cifra sproporzionata per un giocatore che, allo Sporting Lisbona, ha raccolto appena 3 reti in poco più di 500 minuti stagionali. Un azzardo economico che fatica a trovare giustificazioni tecniche immediate. Come se non bastasse, il Napoli esce da questa sessione con una lacuna strutturale pericolosa: manca un’alternativa di ruolo sulla corsia destra. Un vuoto che diventa una voragine dopo l’infortunio di Giovanni Di Lorenzo, lasciando la squadra scoperta proprio nel momento cruciale. Un mercato di riparazione che, invece di riparare, sembra aver aperto nuove crepe.

PARMA 6

Nicolussi Caviglia è un arrivo top, da Serie A, Scarlato dal River Plate ed Elphege dal Grenoble (è il vice Pellegrino) sono acquisti in pieno stile Krause. Il colpo è Strefezza, ex Como, che torna in Italia dopo sei mesi luci ed ombre all’Olympiacos. Chi ha lasciato il Tardini, da Cutrone a Lovik, non ha lasciato il segno nella prima parte della stagione.

PISA 4,5

Se c’è una parola per descrivere il gennaio del Parma, quella è “azzardo”. La proprietà non si è tirata indietro, mettendo mano al portafoglio con generosità, ma la strategia adottata sembra ignorare le dinamiche spietate della lotta salvezza. Ad eccezione di Iling-Junior — che arriva comunque da un semestre nel purgatorio della Serie B inglese con il West Bromwich — il resto della truppa sbarcata al Tardini rappresenta un enorme punto interrogativo. I nomi di Durosinmi, Bozhinov, Loyola e Stojilkovic popolano i taccuini degli osservatori, ma hanno un denominatore comune preoccupante: nessuno di loro ha mai respirato l’aria della Serie A. Inserire quattro scommesse straniere nel cuore di una battaglia per non retrocedere, dove l’esperienza e la conoscenza tattica del nostro calcio sono vitali, appare come un salto nel vuoto senza paracadute. A complicare un quadro già instabile ci ha pensato il ribaltone in panchina: l’esonero di Alberto Gilardino e l’arrivo di Oscar Hiljemark aggiungono un ulteriore strato di incertezza. Il tecnico svedese si ritrova a gestire una rosa multietnica, giovanissima e catapultata in una realtà ad altissima pressione. Quante possibilità ci sono che queste scommesse paghino dividendi immediati? Poche, stando alla logica. Il Parma ha scelto la via del rischio totale, ma in Serie A, solitamente, chi non conosce il campo finisce per restarne travolto.

ROMA 6,5

In un mercato invernale caratterizzato da una rigida austerità finanziaria, la Roma è riuscita a muoversi con l’astuzia di chi sa trasformare le necessità in opportunità. Il DS Frederic Massara ha lavorato ai fianchi dei club europei per consegnare a Gian Piero Gasperini i profili ideali per il suo gioco, regalando all’attacco quei ritocchi necessari da affiancare alla qualità di Lewis Ferguson. Il colpo di copertina è senza dubbio Donyell Malen: un giocatore “fatto e finito”, dotato di quell’esperienza e duttile esplosività che si sposano a meraviglia con il credo tattico del tecnico ex Atalanta. Accanto a lui, la scommessa più intrigante risponde al nome di Robinio Vaz: un talento giovanissimo, ma già capace di interpretare più ruoli sul fronte offensivo con una naturalezza disarmante. L’arrivo di Bryan Zaragoza, poi, aggiunge quel pepe che mancava sulla trequarti. Lo spagnolo è il classico “peperino” capace di creare superiorità numerica e spaccare le partite, andando a occupare — con garanzie fisiche decisamente più solide — il posto lasciato vuoto da Leon Bailey, la cui parentesi capitolina è stata purtroppo scandita più dai bollettini medici che dalle giocate sul campo. Un mercato razionale, mirato e profondamente funzionale: la Roma esce rinforzata senza aver intaccato l’equilibrio dei conti.

SASSUOLO 6

Fuori Cheddira, dentro Nzola, Carnevali ha lavorato principalmente per trovare la riserva di Pinamonti. Sufficienza piena per aver rimandato a giugno l’addio di Muharemović, interessanti i colpi Ulisses Garcia e Bakola dal Marsiglia.

TORINO 6,5

Il ritorno di Gianluca Petrachi all’ombra della Mole, subentrato a Vagnati (e la differenza si è vista) lo scorso dicembre, ha impresso una sterzata decisa al mercato del Torino. La strategia è apparsa chiara sin dalle prime battute: meno scommesse e più certezze funzionali. Gli arrivi di Matteo Prati e Filippo Marianucci portano nuova linfa e solidità in ruoli chiave; non sono semplici alternative, ma profili pronti a prendersi la maglia da titolare e a alzare il livello di personalità della squadra. C’è grande curiosità intorno a Sandro Kulenović: il croato dovrà ora dimostrare di saper tradurre nel calcio italiano il fiuto per il gol mostrato con la Dinamo Zagabria (i numeri parlano per lui: 43 centri in 127 apparizioni). A completare il pacchetto delle entrate c’è Rafael Obrador, terzino di scuola Real Madrid di cui si parla un gran bene e che potrebbe rappresentare la vera sorpresa della seconda parte di stagione sulla corsia mancina. Sul fronte delle uscite, Petrachi ha agito con il piglio del decisionista. I “colpi” estivi Ngonge e Asllani, che non sono mai riusciti a integrarsi nel tessuto tattico granata, hanno salutato per altri lidi. Un addio che, per quanto mostrato in campo, non lascerà ferite aperte né rimpianti tra i tifosi. Il Torino ne esce con una rosa più equilibrata e con un’identità più vicina alle esigenze del suo nuovo allenatore.

UDINESE 6

Via Iker Bravo e Lovric, che non giocavano con Runjaić, dentro due giovani strappati a Milan e Inter, ovvero il laterale dell’Ecuador Arizala, e il difensare centrale croato Mlacic. 

VERONA 4

Il mercato invernale dell’Hellas Verona si chiude sotto il segno di un’inquietante incertezza. La cessione di Giovane al Napoli non è solo un’operazione finanziaria, ma un colpo durissimo al morale e agli equilibri tattici di una squadra che perde il suo punto di riferimento offensivo proprio nel momento del bisogno. Sean Sogliano, per colmare il vuoto, ha attinto ancora una volta al suo cilindro di scommesse internazionali: i nomi di Isaac, Arthur Borghi, Bowie ed Edmundsson portano con sé l’aura del talento da scoprire, ma anche l’ombra di un rischio altissimo. Se è vero che il DS ha accumulato credito infinito grazie ai miracoli del passato, questa volta la dose di azzardo appare eccessiva per una piazza che respira l’aria pesante della lotta salvezza. In questo mare di punti interrogativi, le uniche boe di salvataggio sembrano essere Pol Lirola e Sandi Lovric. Lo spagnolo conosce bene i segreti della Serie A, anche se l’inattività di Marsiglia pesa come un’incognita sulla sua tenuta atletica; lo sloveno, invece, è l’unico che può realisticamente prendersi le chiavi del centrocampo sin da subito. Basteranno due soli profili pronti a bilanciare una rivoluzione basata su giovani acerbi e nomi esotici? Il sospetto è che, per un club che deve salvarsi con le unghie e con i denti, stavolta si sia giocato troppo d’azzardo con il fuoco.

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