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EditorialeINZAGHI-INTER: ERA TUTTO SCRITTO

venerdì 6 giugno 2025 alle ore 10:23di Antonio Scaduto4 min di lettura

INZAGHI-INTER: ERA TUTTO SCRITTOAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutovenerdì 6 giugno 2025 alle ore 10:23 · EditorialeAltre notizie

Simone Inzaghi lascia l’Inter per volare all’Al Hilal. Lui avrebbe voluto salutare da vincente, con il trofeo in mano, col sorriso di chi chiude un ciclo lasciando un segno indelebile. Non è andata così. E quando ti si presenta davanti una montagna di milioni – venticinque a stagione, biennale già pronto – diventa difficile, se non impossibile, opporre resistenza. Soprattutto se sei arrivato alla fine di un percorso: ci sono momenti in cui non si tratta più di scegliere, ma semplicemente di accettare che un’avventura è terminata. Quattro anni intensi, belli, con la bacheca piena ma non trasbordante, con l’amaro di non aver conquistato qualche scudetto in più, con il sapore di ciò che poteva essere e non è stato. Gli amici di Simone lo onorino, lo facciano davvero, e lo facciamo anche noi, con il rispetto che si deve a chi ha lavorato con passione, indipendentemente dalle polemiche da bar sui budget e sulle disponibilità degli altri club: è sempre stato così, lo sarà sempre, il resto è solo chiacchiera da smaltire nell’umido.Un giorno lontano, magari quando sarà in pensione e avrà tempo e voglia di raccontare le verità rimaste tra le pieghe, Antonio Conte spiegherà perché ha detto no alla Juve scegliendo di restare al Napoli. Mercoledì scorso ci eravamo lasciati con un pressing forte della Juventus, con Conte sensibile, sul punto di cedere alla nostalgia, a quel legame mai davvero spezzato. Eppure, anche allora avevamo avvertito: meglio tenere un minimo di precauzione, perché queste storie non si chiudono mai davvero finché non le chiude uno dei protagonisti. I maligni sostengono che Conte abbia usato la Juve come strumento per ottenere dal Napoli ogni garanzia, ogni richiesta soddisfatta, ogni dettaglio come lo voleva lui. I benigni, invece, ribaltano il copione: parlano dell’affetto ricevuto a Napoli, del comportamento impeccabile di De Laurentiis, del dialogo continuo con Manna, che avrebbero costruito un ponte saldo verso la permanenza. La verità, come spesso accade, è probabilmente nel mezzo. Ma torniamo lì: sarà Conte, un giorno, a spiegare davvero perché ha spalancato la porta alla Juve per poi chiudergliela in faccia senza aspettare nemmeno un secondo in più. E la Juve, va detto, si è ritrovata in mutande: nessun piano B reale, niente alternative approfondite, solo una miriade di nomi sussurrati nei corridoi e niente più. Forse sarebbe stato più giusto offrire una carezza a Tudor, anziché il trattamento frettoloso riservatogli. Intanto, il Napoli si prepara a una sessione di mercato dai numeri vertiginosi: se lo scorso anno si è parlato di 130-140 milioni, ora c’è da spendere tutto ciò che si è incassato e si incasserà. Kvaratskhelia vale almeno settanta, Osimhen è destinato a partire, e da lì si ricostruirà. Kevin De Bruyne è in arrivo per le visite, la prima spruzzatina di panna su una torta che si preannuncia golosissima. Tra le tante voci che circolano, suggerisco di tenere in mente Beukema, se il Bologna vorrà sedersi al tavolo e ragionare senza alzare troppo la posta. E attenzione anche a Federico Chiesa: Conte l’ha sempre considerato il miglior esterno offensivo italiano. Il Napoli ci aveva già provato un anno fa, ma la Juve preferì mandarlo a Liverpool. Con Slot, però, il suo spazio è stato ridotto al minimo, e non si intravede un’inversione di tendenza. Occhio quindi, perché un ritorno in Italia, magari da protagonista, è tutt’altro che utopia. Trovo clamoroso – e non uso parole a caso – che al 6 giugno siamo ancora qui a distribuire le carte per completare il valzer delle panchine. Almeno Lazio e Roma si sono mosse: Lotito ha scelto Sarri per un ritorno atteso da tutto l’ambiente biancoceleste, mentre a breve la Roma annuncerà Gasperini. Ma la vera domanda resta: si può fare mercato senza un direttore sportivo in carica? Furlani ha detto di sì, addirittura prima di annunciare Tare al Milan, quindi lo può fare anche la Juve, che intanto deve ancora nominare l’erede di Giuntoli e continua a battere piste conosciute. Una su tutte: Jonathan David. Sarebbe un colpo clamoroso a parametro zero, ma solo a patto di non tirare troppo la corda, perché rischia di spezzarsi. Il Napoli aveva in mano le carte, ma ha deciso finora di non approfondire. L’Inter è assorbita da altre vicende, in una situazione dove chi ha pochi pensieri può davvero dedicarsi al mercato con serenità. Sarà una sessione dominata dagli attaccanti: Retegui piace anche alla Juve, ma costa almeno sessanta; Bonny è molto considerato in casa Inter; Hojlund scalpita per lasciare Manchester e tornare in Serie A. Però prima di riempire la scena con i nomi, sarebbe il caso – più che mai – di avere gli allenatori tutti al loro posto. Rigorosamente. Magari prima di Ferragosto. Poi, sì, potremo davvero parlare di mercato. E magari anche farlo.

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