EditorialeJUVE, TUTTO NELLE MANI DI COMOLLI
Antonio ScadutoAlla Juventus, oggi, tutto è possibile. Anche che un club con oltre cento anni di storia, tredici miliardi di fatturato negli ultimi dieci e ambizioni da vertice europeo affronti una sessione di mercato senza un direttore sportivo. Una realtà surreale, eppure vera. Il direttore generale, Comolli, lo aveva detto: servirà tempo per nominare un ds. Non era una formula diplomatica, ma la realtà dei fatti. È lui che sta gestendo il mercato, direttamente o tramite intermediari di fiducia. Il dirigente che dovrebbe occuparsi della struttura tecnica, delle trattative, del bilanciamento della rosa semplicemente non esiste. E potrebbe non esserci nemmeno a settembre. Una situazione fuori logica. In nessun club di alto livello – in Italia o in Europa – si affronterebbe un’estate così cruciale senza una figura tecnica chiara, competente, responsabilizzata. La Juventus lo fa. E lo fa in silenzio, come se fosse normale. Si parla dell’arrivo di un “direttore tecnico”, previsto prima del raduno del 24 luglio. Una figura di raccordo, un supporto a Tudor e allo staff, forse un ds “non dichiarato” a livello formale. Ma sarà una presenza limitata, senza potere decisionale sul mercato. Perché lì, la parola finale spetta solo a Comolli. Il risultato è che la Juventus sta costruendo la sua nuova identità tecnica con uno schema anomalo: un dg che fa tutto e un reparto sportivo che, di fatto, ancora non esiste. Jonathan David è stato il primo colpo. Un arrivo a parametro zero solo sulla carta: la commissione da 12,5 milioni spalmata in tre anni è un investimento significativo per un attaccante interessante, ma non risolutivo. Non è un fuoriclasse, e nella Juve – dove la pressione pesa più che altrove – si misurerà con aspettative molto diverse rispetto al Lille. La squadra, almeno, comincia a prendere una forma. Yildiz sarà il punto di partenza, attorno a lui si muovono profili affidabili: Di Gregorio, Gatti, Cambiaso, Kalulu, Locatelli, Thuram. Si attende il rientro di Bremer e l’affondo su Koopmeiners. È una base dignitosa, forse più solida di quella dello scorso anno. Ma servono rinforzi di qualità, e servono idee chiare. Perché un progetto tecnico si regge sulle fondamenta. E oggi, la Juventus, ha fondamenta parziali. La rosa si costruisce, ma la struttura del club resta carente. Chiellini potrebbe essere una garanzia “interna” sul piano dell’identità, ma non basta un simbolo per definire un metodo. La Juventus non può più permettersi l’ambiguità dei ruoli. È un club che deve decidere come vuole crescere. Comolli è un direttore generale: ha responsabilità strategiche, non tecniche. Non è un uomo da trattative, da campo, da costruzione di rosa. Continuare a confondere le funzioni, a mischiare i livelli, è un rischio enorme. La Juve è un cantiere aperto. Ma un cantiere, per funzionare, ha bisogno di un capocantiere. Oggi, manca.
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