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EditorialeL’ILLUSIONE DI CONTE E LA LEZIONE DI LUCIO

lunedì 20 aprile 2026 alle ore 09:18di Antonio Scaduto2 min di lettura

L’ILLUSIONE DI CONTE E LA LEZIONE DI LUCIOAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 20 aprile 2026 alle ore 09:18 · EditorialeAltre notizie

Se il calcio fosse una recita parrocchiale, ad Antonio Conte daremmo il premio per la miglior sceneggiatura non originale. Sentirlo parlare di una “stagione fantastica” e di uno scudetto che sarebbe stato solo la “ciliegina” su un percorso esaltante, richiede uno stomaco foderato di ghisa. Qualcuno dovrebbe spiegare al tecnico salentino che, tra un brindisi e l’altro, il suo Napoli è riuscito nell’impresa di centrare un trentesimo posto in Champions League che definire umiliante è un atto di estrema cortesia diplomatica. ​Il repertorio, però, è quello dei giorni d’oro. Conte si lamenta del “mercato bloccato” a gennaio, ignorando con noncuranza gli arrivi di Alisson Santos e Giovane. Per capire cosa significhi davvero avere le mani legate, dovrebbe chiedere il numero di Maurizio Sarri e farsi raccontare come si sopravvive a pane e acqua. La verità è che De Laurentiis, da quando ha deciso di sposare il credo contiano, ha smesso di essere un presidente per diventare un erogatore automatico di contanti: 130 milioni bruciati per il trio Lukaku-Lucca-Hojlund. Con un investimento simile, uscire dalla Champions in quel modo non è un incidente di percorso, è un fallimento gestionale. Il modulo Conte è noto: il primo anno vince, il secondo costa quanto una manovra finanziaria dello Stato e la colpa è sempre, rigorosamente, degli altri. A Parma, intanto, Cuesta gli ha spiegato il calcio per la seconda volta in stagione. Tutto il resto è rumore bianco. ​Mentre a Napoli si cercano alibi, a Torino (sponda Juve) Luciano Spalletti sta dando una lezione di stile e pragmatismo. Arrivato a ottobre senza pretese da imperatore, ha accettato un contratto breve e una rosa non sua. A gennaio ha chiesto rinforzi e gli hanno portato Boga e Holm: non esattamente Mbappé e Walker, eppure li sta facendo sembrare dei fuoriclasse. ​Il calcio di Spalletti oggi offre una qualità estetica e funzionale che il Napoli di Conte, nonostante i petrodollari spesi, si sogna la notte. Se quest’estate la dirigenza bianconera dovesse concedere a Lucio anche solo il 40% del budget sprecato per i capricci di Conte, vedremmo finalmente un uomo felice. E, probabilmente, una squadra imbattibile. Spostandoci sulla sponda rossonera del Naviglio, il caso Allegri si fa spinoso. Max non sceglie, subisce. Al Milan funziona così: tre acquisti su quattro gli piovono dall’alto e lui si adegua, spesso con risultati rivedibili. Difenderlo a spada tratta dopo la figuraccia contro l’Udinese, come stanno facendo i suoi cantori storici, è un esercizio di equilibrismo che rasenta il ridicolo. La società avrà le sue colpe, ma il piatto tattico servito da Allegri è una pietanza indigesta, priva di sapore e di coraggio. Guardare le sue partite senza i paraocchi del risultatismo a ogni costo è diventato un dovere civico. Eppure, nonostante le smentite di rito, il fantasma di Max continua a volteggiare sopra Coverciano. La Nazionale resta un’opzione, piaccia o meno agli smentitori seriali.

Foto: Instagram Juventus

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