EditorialeMILAN, ORA NON SBAGLIARE
Antonio ScadutoNessun giro di parole, inutile far finta di niente: sapevamo che la forza dei soldi – e che forza – avrebbe finito per convincere Theo Hernandez ad accettare la proposta dell’Al Hilal. Un paio di chiamate in più da parte di Simone Inzaghi, un pressing sempre più insistente, l’interesse in calo dei top club europei, e quella necessità – concreta – di prendere una decisione in fretta per non vivere da separato in casa l’ultimo anno col Milan. Senza girarci troppo attorno, è un mezzo scandalo che Theo sia costretto ad abbandonare il calcio che conta. Lo considero ancora oggi uno dei migliori interpreti del suo ruolo. E trovo francamente assurdo che nessuno abbia deciso di investire quei 25 milioni che servivano per portarselo via: una cifra più che sostenibile per un giocatore che, pur con qualche spigolosità caratteriale, quando è motivato è un’autentica frustata sulla fascia sinistra. Ora, tocca al Milan. Il club ha il dovere di rimpiazzarlo nel modo migliore, e – già che ci siamo – sarebbe il caso di non trascinare la vicenda Leao troppo a lungo: serve un punto fermo subito, per evitare corse contro il tempo tra fine luglio e metà agosto. La squadra ha perso Reijnders e Theo: chi, solo due estati fa, avrebbe anche solo ipotizzato un Milan 2025-2026 senza entrambi? È il momento delle decisioni. Rapide, concrete, condivise. E qui entra in gioco Tare, nuovo direttore sportivo. Prendiamo un esempio: vuoi davvero Jashari, talento cristallino del Bruges? Allora basta offerte da 25 milioni quando loro – bonus inclusi – ne chiedono poco meno di 40. Il caso De Ketelaere dovrebbe aver insegnato qualcosa. Se punti su Jashari più di Guerra, allora affonda il colpo e basta: evitiamo un altro giro di valzer inutile. Anche perché il Bruges, per ora, fa muro. A centrocampo resta calda la pista che porta a Samuele Ricci, senza dimenticare la suggestione Xhaka. Ma sull’elvetico pesano l’età e la volontà del Bayer di trattenerlo. Ecco perché Ricci torna prepotentemente tra i nomi caldi, mentre si continua a monitorare la situazione di Guerra. Altro esempio: se davvero Allegri considera Vlahovic il miglior attaccante in circolazione – anche in rapporto al costo del cartellino – allora è inutile fissare un tetto agli ingaggi a 4 milioni l’anno. Certo, resta da capire se Vlahovic accetterebbe di spalmare altrove i suoi 12 milioni netti a stagione. Nel dubbio, il Milan farebbe bene a dimostrare di aver imparato dagli errori del passato. E lasci pure Ibrahimovic divertirsi con le sforbiciate in mezzo al mare.
Il mercato entra nel vivo, ma il Napoli è partito prima. Ha acceso i motori da tempo, e oggi corre con un vantaggio che pare incolmabile. Parola d’ordine: due esterni offensivi. Il primo nome resta Ndoye, ma l’accelerata su Noa Lang – sorpresa di due giorni fa – è concreta e ben avviata. Sullo sfondo resta Federico Chiesa, sempre lui. La doppia operazione garantirebbe a Conte una batteria d’attacco di alto livello negli ultimi trenta metri, soprattutto considerando che ci sono già Politano e Neres. E se a questo si aggiungessero Nunez e Lukaku, beh, allora sì che il Napoli avrebbe due centravanti di primissima fascia. Per tornare subito in corsa per lo scudetto e affrontare con ambizioni vere anche la Champions League. Cosa manca ancora? Un difensore centrale. Beukema è il nome, l’obiettivo inseguito da mesi. Il Bologna resiste, propone un rinnovo (nonostante il contratto in scadenza tra due anni), ma le parole del ragazzo sono chiare: certi treni passano una sola volta nella vita. E sarebbe un peccato restare fermi alla stazione. Il Napoli, insomma, è diventato una potenza. Dentro il campo, ma anche fuori. In un mondo di parole – spesso dimenticate – contano i fatti. E davanti ai fatti, c’è solo da togliersi il cappello. Anzi, cento.
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