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lunedì 5 maggio 2025 alle ore 11:24di Antonio Scaduto2 min di lettura

RANIERI COME RE ARTÙAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 5 maggio 2025 alle ore 11:24 · EditorialeAltre notizie

Finisce 1-1 Bologna-Juventus e dalle parti di Torino qualcuno inizia a frugare nel cassetto delle preoccupazioni serie. Il gol iniziale di Thuram illude, poi il solito black-out. Stavolta niente magie, solo sudore e rimpianti. La zona Champions comincia a sembrare un miraggio: Napoli, Inter e Atalanta vanno come treni, e per l’ultimo biglietto di prima classe è rissa a quattro. E indovinate un po’? La Juve, di Tudor, sembra quella col respiro più corto. A Roma, invece, si respira aria di miracolo. Ma non di quelli urlati in piazza: i miracoli di Claudio Ranieri hanno sempre la discrezione di un professore in pensione che entra in classe e zittisce tutti con uno sguardo. Ranieri è l’anti-divo, l’anti-conferenza-show, l’allenatore che vince con la logica e una bella dose di umanità. Senza Dybala, senza clamori, sta portando la Roma dove Mourinho ha promesso e non mantenuto: in orbita Champions. Ma davvero Friedkin non sta pensando a lui per guidare il futuro giallorosso? Vogliamo davvero credere che il progetto passi a qualcun altro? Un consiglio: a Roma serve un padre, non un altro prestanome. Restando nella Capitale, la Lazio è un altro romanzo di quelli difficili da digerire. Marco Baroni sta facendo un lavoro che definire “positivo” è quasi riduttivo. Eppure, il presidente Lotito sembra vederlo come si guarda un parcheggiatore abusivo: utile, ma irritante. Il tecnico ha messo ordine, risultati e anche un po’ di dignità in un’annata partita con le solite, altisonanti promesse. Ma si sa, se il feeling col presidente non scatta, preparatevi al classico “grazie e arrivederci”. Peccato, perché Baroni meriterebbe un presidente, non un revisore dei conti.Passiamo ad Antonio Conte, il tecnico che ha fatto del nervosismo un’arte marziale. Eppure, Napoli è stregata da lui. Uno scudetto che ha il sapore dell’impossibile, con una squadra che non era la più forte e con un ambiente da sempre sul filo dell’entusiasmo e della depressione. Conte ha portato equilibrio — a modo suo — e risultati. Ora il dubbio: resterà? C’è chi dice che potrebbe imitare Spalletti, vincere e mollare. Perché, diciamolo, senza investimenti seri, il Napoli rischia di tornare un cantiere aperto. Con lui o senza. E mentre a Bergamo si applaude Gasperini — l’uomo che ha messo l’Atalanta nel calcio che conta — già si ragiona sul dopo. Scelta difficilissima, quasi ingiusta: chi osa prendere il posto del Gasp, deve sapere che ogni pareggio sarà un fallimento e ogni vittoria, solo normale amministrazione. Auguri a chi raccoglierà l’eredità. Infine, un pensiero malinconico per il Monza, ufficialmente retrocesso. Da sogno a incubo, nel tempo di una stagione senza Berlusconi. Galliani ha provato a tenerlo in piedi con la passione di chi non vuole lasciare andare una storia d’amore. Ma adesso serve un nuovo inizio, servono investitori, idee, ambizione. Davvero nessuno nella fertile Brianza ha voglia di ridare un’anima a questa squadra?

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