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EditorialeSPALLETTI DA BLINDARE, IL RESTO DA RISCRIVERE

lunedì 9 marzo 2026 alle ore 00:45di Antonio Scaduto3 min di lettura

SPALLETTI DA BLINDARE, IL RESTO DA RISCRIVEREAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 9 marzo 2026 alle ore 00:45 · EditorialeAltre notizie

Il rinnovo di Luciano Spalletti è un passaggio obbligato: dal suo arrivo molte cose sono cambiate, qualcuno è tornato a un rendimento accettabile dopo essere scivolato sotto il 5, la metamorfosi di Locatelli è stata evidente, pur non essendo il regista ideale per il calcio di Lucio. Se la Juve oggi ha almeno 6-7 punti in meno la responsabilità porta soprattutto a Comolli, che la scorsa estate ha voluto a ogni costo la conferma di Tudor per poi cambiare idea nel giro di pochissimi mesi. Una scelta prima ostinata e poi improvvisamente ribaltata, senza una vera logica. Chi gli stava accanto, Giorgio Chiellini, avrebbe dovuto quantomeno aprirgli gli occhi. Non è successo. E quando fai il dirigente — o dici di voler fare il dirigente — non puoi permetterti di mancare passaggi di questo peso specifico. Perché poi la responsabilità, inevitabilmente, diventa anche tua. Dopo la giornata numero 27 la Juve ha 5 punti in meno rispetto alla scorsa stagione, quella del fallimento Motta. Quei 5 punti pesano sulla coscienza di Comolli e Chiellini. Con ogni probabilità Lucio ne avrebbe portati almeno altri 3 o 4 se durante il Mondiale per Club si fosse arrivati alla decisione più logica: cambiare subito, puntando su un solo allenatore. Spalletti, per distacco.Un tecnico che avrebbe potuto indicare le giuste priorità di mercato. E magari avrebbe suggerito di non trascinare per due mesi la trattativa per Kolo Muani, cambiando formula all’ultimo momento e finendo per irritare il Paris Saint-Germain. Per poi virare su un investimento da circa 45 milioni per Openda, operazione che sa tanto di ripiego costoso. Ecco perché la conferma di Spalletti — che avevo anticipato già lo scorso dicembre — è un passaggio obbligato: due anni di contratto per dare almeno il minimo sindacale di profondità a un progetto che ha bisogno di un allenatore vero. E possibilmente anche di voce in capitolo sul mercato. Dipendesse da lui, Osimhen sarebbe già bianconero. Ma ci sono ostacoli enormi che rendono l’operazione una Cima Coppi da scalare a piedi scalzi e senza bicicletta.

Ora il calendario sorride alla Juventus, ma non si può sbagliare un centimetro nelle prossime partite. Lasciare altri punti per strada sarebbe più che sanguinoso. E una mancata qualificazione in Champions potrebbe portare la proprietà a presentare conti molto salati, a partire da Comolli. Sempre ammesso che il piazzamento basti a spegnere i riflettori su un contributo che, fin qui, considero insufficiente e non all’altezza di un club di questo prestigio. Quindi: intanto blindiamo l’allenatore. Il resto si valuterà con calma. Immaginate se la Juve aspettasse l’ultima mano — Champions o non Champions — per decidere il futuro. Sarebbe l’ennesima dimostrazione di superficialità che un club di questo livello non può permettersi. A meno che l’intenzione — provocazione, ma fino a un certo punto — non sia quella di tornare a vincere dopo il 2030. Dieci anni dopo l’ultimo Scudetto conquistato dalla Juventus. Era la tarda primavera del 2020 e nessuno avrebbe immaginato che sarebbe passato così tanto tempo prima di rivedere la squadra sul tetto d’Italia. Il problema non è soltanto vincere zero. Il problema è uscire dal giro che conta già a febbraio o marzo. Una realtà diventata quasi abituale, e proprio per questo ancora più insopportabile. Riempirsi la bocca di parole è facilissimo. Traslocare dalle chiacchiere ai fatti è il passaggio che fa la differenza. E passare dalla ricerca disperata di un attaccante a gennaio — sondandone quattro o cinque, incassando altrettanti due di picche — alla rivalutazione del contratto di Dusan Vlahovic è la sintesi, perfetta e insopportabile, di questa improvvisazione.

Foto: sito Juventus

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