EditorialeTUTTO O NIENTE PER L’INTER
Antonio ScadutoNon è questione di numeri o statistiche, eppure sembrano quasi farsi da soli, tra una sconfitta e l’altra. L’Inter non perdeva tre partite consecutive da due anni. Punto. Che poi, chi se ne frega? La verità è che i campionati li vinci ad aprile e maggio, non a novembre. E se perdi tre partite a primavera, non è come se le perdi a inizio stagione: le stagioni si giudicano dalla fine, e se corri come un disperato per 9 mesi e poi ti svuoti nel decimo, nessuno si ricorderà dei primi 9. Si ricorderanno solo dell’ultimo mese. Perché, in fondo, nel calcio conta solo vincere. Non stare in testa il più a lungo possibile. L’Inter non è uscita tra i fischi assordanti dei suoi tifosi dopo le sconfitte con Milan e Roma. Perché? Perché nella loro testa c’è ancora la semifinale di Champions contro il Barcellona, l’ultima grande occasione. Ed è chiaro che, se la squadra dovesse conquistare la Champions, il tono di questo editoriale verrebbe bruciato in un istante. Ed è giusto che sia così. Perché nel calcio non c’è spazio per i discorsi senza risultati. Carletto Mazzone diceva una cosa molto semplice: “Il calcio è vittoria. Punto.” Lo spettacolo, il tiki-taka, il gioco spettacolare, tutto bello ma si vede al circo. Nel calcio si vince, basta. I tifosi dell’Inter sono appesi alla speranza di sollevare la Coppa. Ma se anche quella sfumasse? Allora sì, ci sarà da fare i conti con un mare di critiche, processi e discussioni senza fine. Eppure, oggi, guardando la squadra, le possibilità di arrivare alla finale sembrano poche. Ma il calcio è imprevedibile. A volte le motivazioni riescono a far muovere anche gambe che sembrano ormai stanche. C’è stato un grande ottimismo, è vero, ma quello di tre settimane fa sembra ormai lontano anni luce. Simone Inzaghi, il condottiero di questa battaglia, ha tutte le carte in regola per fare il miracolo. Il Barcellona parte favorito, senza dubbio, ma l’Inter ha messo tutto in gioco. O la va, o la spacca. E qui sta il paradosso: se Inzaghi vince la Champions, tutti in festa a Piazza Duomo, ma se perde, anche ai rigori, sarà considerato un fallimento. E il motivo è semplice: hai sprecato troppi punti in campionato, hai fatto pessime figure con un Milan che, ammettiamolo, è stato il peggiore degli ultimi 10 anni, e rischi di perdere lo scudetto senza nemmeno aver avuto la compagnia delle storiche rivali. Il Napoli, poi, non è che stesse correndo a tutta velocità. La squadra, finora, ha fatto bene, ma questa battuta d’arresto improvvisa merita una riflessione più profonda. Non può essere solo una questione di testa. C’è qualcosa di più. E poi, c’è la preparazione fisica. Non possiamo far finta che non sia un tema. I grandi club hanno staff tecnici di altissimo livello e la preparazione deve essere impeccabile. Se arrivi a marzo con la “benzina” quasi finita, qualcosa deve essere messo in discussione, e qualcuno dovrà spiegare dove sono finiti quei carichi di lavoro ben calibrati. Se, tra l’altro, la squadra ha dei cali fisici, è inevitabile che questo si ripercuota sulla qualità del gioco. E infine, la rosa. Marotta e Ausilio hanno investito su troppi calciatori che non si sono rivelati all’altezza dei titolari. Tanti giocatori a fine carriera o, peggio ancora, con ingaggi pesanti e poche garanzie. La politica di mercato deve cambiare, e cambierà. Oggi, tutto sembra grigio, il futuro sembra incerto, ma è il calcio a dirci che, se l’Inter farà il suo dovere a Barcellona, tutto sarà dimenticato. Coppa, derby, Bologna, Roma… sarà come se non fosse mai successo. La testa è solo sulla Champions, ma attenzione, perché se la Barca affonda, l’intera nave rischia di finire in fondo al mare. E lì, nessuno salverà nessuno.
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