Edizione di martedì 27 ottobre 2026Aggiornato alle 00:15

martedì 27 ottobre 2026 ore 06:06

Il calcio a 360 gradi

juventusmilaninternapoliromalazioatalantafiorentinatorinobolognagenoacagliariudineselecceveronacomoparmasassuolopisacremonesesampdoriapalermoveneziamonzaempoli
LIVE
Editoriale

EditorialeVLAHOVIC, 80 MILIONI PER UN CONDIZIONALE

giovedì 4 giugno 2026 alle ore 15:19di Antonio Scaduto3 min di lettura

VLAHOVIC, 80 MILIONI PER UN CONDIZIONALEAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutogiovedì 4 giugno 2026 alle ore 15:19 · EditorialeAltre notizie

Ci sono addii che fanno rumore e addii che producono soltanto un leggero sollievo. Quello di Dušan Vlahović appartiene alla seconda categoria. Nessun trauma collettivo, nessuna sensazione di occasione perduta. Piuttosto la chiusura tardiva di una pratica aperta troppo in fretta e tenuta in vita più per ostinazione che per convinzione. La Juventus nel 2022 non comprò semplicemente un attaccante. Comprò un racconto. Ottanta milioni per il ragazzo destinato a raccogliere un’eredità impossibile, trasformando il vuoto lasciato da Ronaldo in una nuova certezza. Era una scommessa travestita da evidenza. E quando una scommessa viene venduta come una certezza, qualcuno finisce sempre per pagare il conto. Vlahović, in fondo, non ha mai tradito le aspettative. Le aspettative erano semplicemente sbagliate.

Per anni si è parlato di lui come di un centravanti dominante. Curioso, perché la dominanza è stata forse la qualità che si è vista meno. I numeri non sono stati disastrosi. Nemmeno lontanamente. Ma i numeri sono come i curriculum: raccontano cosa hai fatto, raramente spiegano chi sei davvero. E chi era Vlahović alla Juventus? Un attaccante capace di segnare gol pesanti e poi sparire dalla conversazione per un mese. Un giocatore che pretendeva centralità senza riuscire a generare gravità. Quando le cose andavano bene sembrava un carro armato. Quando andavano male sembrava un uomo che litigava contemporaneamente con gli avversari, con i compagni, con l’arbitro e soprattutto con se stesso. Le braccia alzate non erano linguaggio del corpo. Erano sottotitoli.

La parte più sorprendente della sua esperienza alla Juve è stata la quantità di attenuanti accumulate lungo il percorso.

Per alcuni era colpa di Allegri.

Poi era colpa del centrocampo.

Poi degli esterni.

Poi del sistema.

Poi della società.

Poi della pressione.

Poi dell’assenza di pressione.

A un certo punto mancava soltanto dare la colpa all’inclinazione dell’asse terrestre.

La verità è che i grandi attaccanti migliorano il contesto. Quelli normali ne diventano ostaggio. Quando allenatori, moduli e interpreti sono cambiati, Vlahović è rimasto sostanzialmente uguale a se stesso: devastante a tratti, limitante troppo spesso. La tecnica spalle alla porta è rimasta approssimativa. La partecipazione al gioco un’opzione, non una necessità. La lettura degli spazi collettivi più istintiva che raffinata. Difetti che dopo quattro stagioni non possono più essere archiviati sotto la voce “potenziale”. A un certo punto il potenziale smette di essere una promessa e diventa un alibi.

Dopo anni da protagonista intermittente, immaginarsi da oltre otto milioni netti a stagione significava vivere in una dimensione parallela. Legittimo chiedere. Meno legittimo stupirsi di fronte a un rifiuto. Per una volta la Juventus ha fatto la scelta più semplice e più difficile: smettere di confondere il costo sostenuto con il valore effettivo. Definire Vlahović un bidone sarebbe una scorciatoia per pigri. I bidoni ingannano tutti. Lui, invece, ha continuato a sedurre abbastanza da impedire una valutazione lucida. Sempre abbastanza forte da alimentare la speranza. Mai abbastanza forte da giustificarla. È stato il classico giocatore che ti costringe a discutere più di quanto ti faccia vincere. Un centravanti da dibattito televisivo permanente. Ora andrà altrove, probabilmente in un ambiente meno esigente, dove le sue qualità atletiche potranno ancora sembrare eccezionali e i suoi limiti meno evidenti. Perché il problema non è che Vlahović non sia diventato un campione. È che per quattro anni e mezzo si sia continuato a parlare di lui come se lo fosse già.

Foto: Instagram Juventus

Mostra i commenti

Caricamento…