Edizione di martedì 27 ottobre 2026Aggiornato alle 00:15

martedì 27 ottobre 2026 ore 06:55

Il calcio a 360 gradi

juventusmilaninternapoliromalazioatalantafiorentinatorinobolognagenoacagliariudineselecceveronacomoparmasassuolopisacremonesesampdoriapalermoveneziamonzaempoli
LIVE
Editoriale

EditorialeVLAHOVIC, IL MILAN E L’ULTIMA CHANCE

venerdì 25 luglio 2025 alle ore 17:41di Antonio Scaduto3 min di lettura

VLAHOVIC, IL MILAN E L’ULTIMA CHANCEAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutovenerdì 25 luglio 2025 alle ore 17:41 · EditorialeAltre notizie

Dusan Vlahovic e il suo futuro: probabilmente oggi non lo conosce nemmeno lui. Forse non gli interessa neanche saperlo. Perché siamo dentro un imbuto, o meglio, in un tunnel lungo e buio dove la Juventus ha percorso appena tre chilometri su venti. Ma il vero problema non è dove stiamo andando: è con chi. Perché se c’è un giocatore che non ha dato nulla alla Juve, quello è proprio Vlahovic. Nulla in termini di gol pesanti, nulla in leadership, nulla in crescita. Un investimento enorme diventato un’illusione, e oggi trasformato in una zavorra che detta condizioni invece di accettare la realtà. Ed è qui che la storia prende una piega che definire assurda è poco: la Juve si sta facendo mettere i piedi in testa da un calciatore che non ha mai fatto la differenza in bianconero. Vergognoso. Sì, non è elegante usare certe parole, ma l’eleganza lasciamola ai comunicati stampa. Qui serve dire le cose come stanno. Vlahovic non è stato il salvatore che Allegri, Motta e Tudor volevano, non è diventato il nove titolare che sposta le partite, non ha neanche mai trasmesso quella fame da centravanti vero. Si è lasciato andare, si è spento. E la colpa non è solo del contesto o delle scelte tecniche. La colpa è anche sua. Perché un campione lo si riconosce nei momenti difficili, non quando tutto gira bene. Certo, sarebbe fin troppo facile attaccarlo solo per l’ultima stagione. Le panchine ci sono state, la fiducia è venuta meno, e da gennaio sembrava un corpo estraneo. Ma quando ti spegni così in fretta, quando accetti il ruolo da riempitivo senza battere ciglio, allora la domanda è legittima: che tipo di giocatore sei davvero? Sul fatto che abbia capacità importanti, pochi dubbi. Sarebbe sciocco negarlo. Ma il punto è: cosa ci ha messo lui per meritarsele tutte quelle attenuanti? Poco, pochissimo. E adesso, invece di farsi da parte con dignità o sedersi a un tavolo per trovare una soluzione seria, si aspetta che sia la Juve a piegarsi. A svendere, a coprire buona parte del suo stipendio faraonico, a fare un passo indietro. Dodici milioni a stagione. Dodici. Un numero fuori da ogni logica, figlio di una dirigenza che ha bruciato milioni come se piovessero, e oggi è ancora celebrata da chi si ferma ai bilanci truccati e ai titoli comprati. Ma non si tratta più solo di un contratto sbagliato. Si tratta di dignità sportiva. Perché la Juventus, che ancora gli versa lo stipendio, non può permettersi di essere ostaggio di un giocatore che non ha lasciato nulla in eredità. Zero. Ed eccoci al punto: questa storia va chiusa. Serve lucidità, serve realismo, serve anche autocritica. Da parte della società, certo. Ma soprattutto da parte del diretto interessato. Vlahovic deve guardarsi allo specchio e chiedersi: “Cosa ho fatto per meritarmi ancora tutta questa considerazione?”. Se è onesto, la risposta la conosce. La logica, a questo punto, indica una sola strada: il Milan. Una piazza ambiziosa, una squadra che ha bisogno di un centravanti, un progetto che lo rimetterebbe al centro. E anche un certo Max Allegri, che non ha mai smesso di credere in lui, e che ai tempi convinse Agnelli a strappare Vlahovic alla Fiorentina a peso d’oro. Sarebbe la chiusura del cerchio. Il rilancio per lui, la liberazione per la Juve, la soluzione perfetta per il Milan. Ma per arrivarci serve una cosa che Vlahovic finora ha sempre evitato: rinunciare a qualcosa. A qualche milione, a qualche certezza, forse anche a un po’ di orgoglio. Magari accettando una buonuscita da 4-5 milioni, con il Milan a gestire il nuovo contratto (più sobrio) da 6-7 milioni a stagione. Niente di impossibile. Basta volerlo. Basta smettere di credersi il centro del mondo senza averlo mai dimostrato sul campo. Basta atteggiarsi da fuoriclasse senza aver mai inciso come tale. Questa storia va chiusa con onestà: ci abbiamo provato, è andata male. Ora basta. Mettiamo da parte le ipocrisie, firmiamo il divorzio, mettiamo in soffitta il rancore. La palla, come sempre, è tra i piedi di Vlahovic. Ma adesso, per davvero, non può permettersi di calciarla in curva. Perché l’ha già fatto troppe volte.

Mostra i commenti

Caricamento…